venerdì 5 aprile 2013

EVIS



L'EVIS nacque nel febbraio 1945 a Catania, su impulso di Antonio Canepa, come gruppo di lotta armata, ma anche primo nucleo di quello che sarebbe dovuto diventare l'esercito regolare della Repubblica Siciliana, in risposta alle continue violenze che venivano perpetrate dalle forze dell'ordine italiane ai danni di sedi ed esponenti del Movimento Indipendentista Siciliano (MIS).

Esso si prefiggeva da un lato il sabotaggio del governo italiano con azioni di guerriglia, dall’altro di imprimere al processo indipendentista siciliano una soluzione repubblicana. Alla sua costituzione, l'EVIS non verrà pubblicamente riconosciuto dal MIS, e osteggiato da alcuni suoi dirigenti, come Antonino Varvaro, che uscirà dal MIS e finirà nel PCI.


Organizzato in gruppi, fu inizialmente formato da circa cinquanta giovani, si riuniva ed operava in clandestinità. Il modello applicato era quello dell'Esercito popolare di liberazione dei partigiani jugoslavi, ma Canepa, improvvisato militare, non ne ebbe il tempo perché morì un paio di mesi dopo.
Con l'uccisione di Antonio Canepa, avvenuta in contrada Murazzu Ruttu vicino Randazzo (CT) insieme ad altri due militanti in un conflitto a fuoco con i carabinieri il 17 giugno del 1945 l'EVIS subì uno sbandamento.
Oltre all'Evis nacque anche nell'ottobre del 1945 la Gioventù Rivoluzionaria per l'Indipendenza Siciliana (GRIS), e a capo di queste formazioni arrivò un altro leader del Mis, Attilio Castrogiovanni, e dopo il suo arresto, il suo posto fu preso da Concetto Gallo (pseudonimo Secondo Turri o Turri II). I vertici del Mis, sia i separatisti catanesi come Andrea Finocchiaro Aprile, legati ai nobili Guglielmo e Ernesto Paternò Castello di Carcaci e Paternò Castello - Marchese di San Giuliano che dell'ala palermitana, dove emergevano il Barone Lucio Tasca Bordonaro d'Almerita, il Barone Stefano La Motta di Monserrato ed il principe Giovanni Alliata Di Montereale avallarono nell'agosto '45 l'alleanza con Salvatore Giuliano, che fu nominato tenente colonnello dell'Evis; contemporaneamente partecipò anche Calogero Vizzini, capo della cosca di Villalba, il quale assoldò la banda dei "Niscemesi", guidata dal bandito Rosario Avila, che iniziò la guerriglia compiendo imboscate contro le locali pattuglie dei Carabinieri.
Il 29 dicembre 1945 nelle montagne intorno Caltagirone ci fu l'ultimo scontro a fuoco tra circa 50 militanti dell'Evis e i carabinieri, insieme a militari della divisione Sabaudia, che provocò due morti, tra cui un carabiniere.
Nel maggio del 1946, quando venne concessa l'autonomia speciale alla Sicilia, ormai la guerriglia separatista era condotta solo dalle bande, il resto o era in galera o si era sciolto. Giuliano invece rifiutò di deporre le armi e continuò con la sua banda la lotta che lo avrebbe portato al suo assassinio.



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