lunedì 8 dicembre 2014

ERNESTO DIOTALLEVI


Ernesto Diotallevi
Pippo Calò? Quando l’ho conosciuto si presentava come un signore… Non sapevo mica che era un boss di Cosa Nostra…… Danilo Abbruciati? Un amico fraterno, ci siamo conosciuti in carcere. Ma era il 1966, preistoria…..Io ero finito dentro per uno scippo…. Non capisco perché voi giornalisti continuate a scrivere che io sono un boss della banda della Magliana..che trafficavo droga e facevo l’usuraio. Io odio gli usurai, i magnaccia e le spie. Odio quelli che raccolgono false notizie pur di fare bella figura. Io non mi metto a contestare quello che fanno i giudici. Facciano il loro lavoro. Io sono andato in galera, ma poi mi hanno pure chiesto scusa…” 



Chi è il capo di tutto?

E’ il 21 dicembre del 2012, e Leonardo Diotallevi chiede al padre “delucidazioni su chi fosse il super boss dei boss, quello che conta più di tutti?”. “Il padre, credendo che il figlio facesse riferimento al territorio della capitale rispondeva: teoricamente so’ io, teoricamente , materialmente conta Giovanni”scrive il gip Flavia Costantini nell’ordinanza di custodia cautelare. Diotallevi si riferisce a Giovanni De Carlo, uno degli arrestati nell’inchiesta della procura di Roma. Diotallevi Junior però non vuole sapere chi è il capo della malavita romana, ma della criminalità nazionale. “No a Roma, non dico a Roma: in generale, in Italia. Immediata la risposta del padre: “Ma per me, rimane Riina, chi vuoi che sia? Riina”.

Calvi un delitto ancora senza colpevoli. 
È quanto sentenziato oggi dalla prima corte di assise di appello di Roma che, nel confermare la sentenza di primo grado del 6 giugno 2007, ha ribadito le assoluzioni di Flavio Carboni, ed Ernesto Diotallevi dall’accusa di concorso nell’ omicidio del banchiere Roberto Calvi. Articolo La Stampa

Mafia Capitale, Ernesto Diotallevi: “Carminati? Per me è un bravo ragazzo”


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