martedì 3 dicembre 2013

FRANCO GIUSEPPUCCI "Er fornaretto" "Er Negro"

franco giuseppucci er fornaretto


Franco Giuseppucci  nasce a Roma il 3 marzo 1947 in un piccolo appartamento nel quartiere di Trastevere dove rimarrà anche dopo che il padre perse la vita in uno scontro armato con le forze dell’ordine durante una rapina. Adolescente inizia a lavorare al forno di famiglia aiutando il padre da cui eredita il soprannome di Fornaretto (che col passare del tempo cambierà in er Negro, per via della carnagione scura) ma non la passione per quel lavoro che per lui è insoddisfacente, perché molto impegnativo e poco remunerativo.
franco giuseppucci er negroFisico possente e con l’occhio sinistro di vetro a causa di un incidente stradale, presto si sposa con Patrizia, una ragazza di 12 anni più giovane di lui, da cui nel 1978 avrà anche un figlio. Fascista convinto, con tanto di busto di Mussolini in casa, tramite le azioni di propaganda per l’MSI ha modo di incrociare anche molti giovani attivisti “neri” come Massimo Carminati, neofascista, criminale comune e molte amicizie nell’eversione nera dei Nar: tutte conoscenze che, più tardi, Giuseppucci avrà modo di far fruttare nelle attività criminose con la Banda della Magliana.
Abbandonato, dopo alcuni anni, il forno paterno trova un
posto come buttafuori in una sala corse di Ostia dove inizierà a fare le prime conoscenze nell'ambiente della mala romana e ad intraprendere la carriera criminale con una batteria di rapinatori del Trullo. Già durante i primi reati si fa riconoscere per la sua dote di leadership, una personalità con grande carisma nell’ambiente malavitoso e noto per la sua intraprendenza. La sua prima denuncia risale al 1974 per detenzione e porto illegale di una pistola.
In quegli anni, nella zona dell’Alberone, si riunivano varie batterie di rapinatori, provenienti anche da Testaccio che, spesso e volentieri, affidano le loro armi a Giuseppucci, il quale le custodisce all’interno di una sua roulotte parcheggiata al Gianicolo. Quando la polizia scopre la cosa Giuseppucci viene arrestato ma, giocando sul fatto che la roulotte avesse un vetro rotto e (quindi) senza la prova giudiziale della consapevolezza, da parte del proprietario, che dentro il mezzo fossero nascoste delle armi, er Negro se la cava con solo qualche mese di detenzione.

franco giuseppucci arresto  banda della magliana


La Banda della Magliana
bamda della maglianaQualche tempo dopo la sua scarcerazione, Giuseppucci subisce il furto di un maggiolone Volkswagen a bordo del quale si trova un borsone di armi affidatogli da Enrico De Pedis. Dopo accurate ricerche, Giuseppucci viene a sapere che le armi, incautamente sottratte da Giovanni Tigani (detto Paperino), sono finite nelle mani di Emilio Castelletti rapinatore che all’epoca operava in una batteria del quartiere San Paolo capeggiata da Maurizio Abbatino a cui er Negro si rivolge per reclamarne la restituzione. 
« Era accaduto che Giovanni Tigani, la cui attivita' era quella di scippatore, si era impossessato di un'auto Vw "maggiolone" cabrio, a bordo nella quale Franco Giuseppucci custodiva un "borsone" di armi appartenenti ad Enrico De Pedis. Il Giuseppucci aveva lasciato l'auto, con le chiavi inserite, davanti al cinema "Vittoria", mentre consumava qualcosa al bar. Il Tigani, ignaro di chi fosse il proprietario dell'auto e di cosa essa contenesse, se ne era impossessato. Accortosi pero' delle armi, si era recato al Trullo e, incontrato qui Emilio Castelletti che gia' conosceva, gliele aveva vendute, mi sembra per un paio di milioni di lire. L'epoca di questo fatto e' di poco successiva ad una scarcerazione di Emilio Castelletti in precedenza detenuto. Franco Giuseppucci, non perse tempo e si mise immediatamente alla ricerca dell'auto e soprattutto delle armi che vi erano custodite e lo stesso giorno, non so se informato proprio dal Tigani, venne a reclamare le armi stesse. Fu questa l'occasione nella quale conoscemmo Franco Giuseppucci il quale si uni' a noi che gia' conoscevamo Enrico De Pedis cui egli faceva capo, che fece si che ci si aggregasse con lo stesso. La "batteria" si costituì tra noi quando ci unimmo, nelle circostanze ora riferite, con Franco Giuseppucci. Di qui ci imponemmo gli obblighi di esclusivita' e di solidarieta' »
(Interrogatorio di Maurizio Abbatino del 13/12/1992)
Dall'incontro tra i due, insieme anche al De Pedis, nasce quindi l'idea di unire le forze in campo per trasformare quella che in un primo tempo era nata come una semplice "batteria" in una vera e propria "banda" per il controllo della criminalità romana e che, da lì a poco, verrà conosciuta come Banda della Magliana.
Il pentito mafioso Tommaso Buscetta dichiarò che stando a quanto gli aveva raccontato Gaetano Badalamenti, a commissionare l'omicidio Pecorelli fossero stati i cugini Salvo probabilmente per conto di Giulio Andreotti.
« La tesi accusatoria nel processo prospettava che il delitto sarebbe stato deciso dal senatore Andreotti il quale, attraverso l’on. Vitalone, avrebbe chiesto ai cugini Salvo l’eliminazione di Pecorelli. I Salvo avrebbero attivato Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti, i quali, attraverso la mediazione di Giuseppe Calò, avrebbero incaricato  Danilo Abbruciati e Franco Giuseppucci di organizzare il delitto che sarebbe stato eseguito da Massimo Carminati e da Michelangelo La Barbera. » (Andreotti e Badalamenti verranno poi prosciolti per tali imputazioni).


La morte
Giuseppucci fu uno dei fondatori della Banda ma anche il primo a cadere, ucciso a Piazza San Cosimato nel quartiere di Trastevere il 13 settembre 1980 con un colpo di pistola, da parte di esponenti del clan rivale della famiglia Proietti, detti i pesciaroli. Raggiunto da una pallottola nel fianco mentre è appena salito sulla sua Renault 5, er Negro mette in moto la vettura e riesce ad arrivare fino in ospedale, crollando poi fra le braccia degli infermieri e morendo mentre i medici stanno per intervenire.
La morte del Negro fu un pretesto per scatenare una guerra di rappresaglia contro i pesciaroli (con gravissime perdite riportate da parte del Clan Proietti) la quale segnò però anche un forte momento di aggregazione della Banda.

franco giuseppucci banda della magliana uccisione







Interrogatorio Maurizio Abbatino
Int.: Per quanto riguarda invece, diciamo i rapporti con I politici e con la magistratura, lei teneva i rapporti con la sfera medica soprattutto, con i politici e i magistrati chi è che se ne occupava?
M.A.: Il gruppo del Testaccio (Trastevere - Enrico De Pedis). [Noi] avevamo gli Ospedali di Roma, Sant'Eugenio, San Camillo, le cliniche,il Centro Clinico Regina Coeli, il Centro Clinico di Rebibbia, sono cose importanti, ma sono importanti... il dirigente sanitario del carcere, penso che ha un valore importante ai fini del processo, della carcerazione. Immagini un po', insomma, una persona importante che entra nel carcere e non vuole fare il carcere, basta insomma che il dirigente sanitario lo manda in clinica, cose che succedono anche adesso, lo manda in clinica, ricoverato, e dopo tre o quattro mesi prende la libertà provvisoria per causa malattia.
Per quanto riguarda il dirigente sanitario di Rebibbia, un giorno venne nella mia cella, mi disse che era in difficoltà perché era stato arrestato, era stato portato [in carcere] Michele Sindona...
Int.: Nel carcere di Rebibbia...
M.A.: Era stato messo nella cella di Alì Agca, perché lui era momentaneamente assente, e stava ricevendo delle pressioni sia dalla Chiesa che dalla politica per il trasferimento, c'era chi lo voleva far trasferire e chi lo voleva invece fermare a Rebibbia.
Int.: Quando Sindona viene trasferito, e lascia Rebibbia, poi...
M.A.: Poco dopo... si suicida? Diciamo così?
Int.: Prende il caffè.
M.A.: Prende il caffè.
Int.: E... questo dirigente sanitario aveva delle pressioni, chi è che voleva che sindona lasciasse Rebibbia?
M.A.: Non me lo ricordo bene.
Int.: Erano personaggi dello Stato e della Chiesa?
M.A.: Politici e della Chiesa. C'era chi lo voleva fermo, lì a Rebibbia, insomma chi lo voleva proteggere, e chi lo avrebbe mandato in un carcere fuori Roma.
Int.: I rapporti della Banda della Magliana con il Vaticano...
M.A.: I rapporti già c'erano appunto negli anni settanta, dal settanta. All'epoca si conosceva Monsignor Casaroli, il rapporto ce l'aveva Franco (Giuseppucci). In quel tempo Renato (Enrico De Pedis) era detenuto, e lui si occupava, insomma, del processo di Renato per farlo uscire.
Int. Dopo il rapimento di Moro chi è che viene a chiedervi qualcosa?
M.A.: E' venuto l'onorevole Piccoli, ma non è tanto il fatto che sia venuto lui, ma chi ce l'ha mandato.
Int.: Ci racconta come è avvenuto questo incontro, dove eravate...
M.A.: E' avvenuto a Viale Marconi sul bordo del fiume, insomma.
Int.: Chi eravate?
M.A.: Eravamo un po' quasi tutti della Banda. Comunque c'eravamo io, Franco Giuseppucci, Nicolino Selis che appunto aveva preso il contatto ...ma vede Flaminio Piccoli era stato mandato da Raffaele Cutolo...
Int.: Che era amico di Nicolino Selis...
M.A.: ...di Nicolino Selis, e voleva sapere insomma, se potevamo fare qualcosa per salvare la vita di Moro.
Oggi non escludo che abbia dato anche qualche informazione Franco, senza dirmi niente, conoscendolo...
Int.: Che tipo di informazione?
M.A.: Può aver detto dove si trovava? ... All'epoca, anche perché era la zona nostra.
Voce: Il covo dove fu tenuto prigioniero l'Onorevole Moro prima di essere ucciso fu in Via Montalcini, tra via Portuense e via della Magliana poco distante dalle abitazioni di alcuni componenti della Banda della Magliana.
Int.:Altri politici vi hanno fatto sapere che non dovevate più interessarvi alla liberazione, all'individuazione del covo di Moro, è vera questa storia?
M.A. No, non sarebbero venuti proprio da me...
Int.:Da chi sarebbero andati?
M.A. Da Franco, o da Danilo Abbruciati.
Voce: L'iniziativa di Franco Giuseppucci, di De Pedis e di Abbruciati venne bloccata dai referenti romani di Cosa Nostra. Secondo le deposizioni che sono agli atti Pippo Calò intervenne dicendo che politici importanti della Democrazia Cristiana, in realtà, Moro, lo volevano morto.

Arrestato Augusto Giuseppucci
Oggi Augusto Giuseppucci, 57 anni, è stato raggiunto nella sua abitazione dai carabinieri della Stazione di Roma Monteverde Nuovo, in seguito a una segnalazione al 112, per una lite familiare.
L’uomo è stato trovato in possesso di decine di dose di hashish e di un bilancino di precisione, segno che era implicato nella vendita di stupefacenti; inoltre Augusto Giuseppucci era ai domiciliari per precedenti.
Il fratello del grande boss Franco infatti era un affiliato a un clan denominato “Sette uomini d’oro“, rapinatori vestiti da postini che nel 2008 hanno compiuto efferati colpi.

 in manette Augusto Giuseppucci, fratello del boss della Banda della Magliana
Augusto Giuseppucci

romanzo criminale banda della magliana franco giuseppucci

Nessun commento:

Posta un commento