giovedì 28 novembre 2013

UMBERTO ORTOLANI

umberto ortolani



Umberto Ortolani nacque a Roma nel 1913; si laureò in legge e nel dopoguerra, in cui pare essere appartenuto al SIM (Servizio Informazioni Militari), diventa Amministratore delegato della Ducati.
Introdotto dal cardinale di Bologna, Giacomo Lercaro, negli ambienti vaticani (tanto che, nel 1963 gli viene concesso il titolo di "gentiluomo di Sua Santità" da papa Paolo VI, ma che verrà poi revocato nel 1983), si costruisce sulle amicizie ecclesiastiche e sulle relazioni con il mondo della politica e dell'industria, un solido trampolino di lancio, preferendo, però, rimanere sempre nell'ombra (lo chiamavano "il signor Nessuno" per la sua discrezione). È stato Presidente dell'Agenzia giornalistica "Italia", che però rivende presto all'Eni di Mattei; Presidente dell'INCIS, Istituto Nazionale Impiegati dello Stato; Presidente dell'Ente Terme e Presidente della Federazione Mondiale della Stampa Italiana all'Estero.
All'inizio degli anni settanta si rafforza il sodalizio con Licio Gelli. Sarebbe del 1974 la sua iscrizione alla loggia P2.

Il sequestro di Amedeo Ortolani
Figlio primogenito di Umberto, laureato in legge, inizia alla fine degli anni sessanta come immobiliarista in qualità di amministratore delegato della Delfino Immobiliare, e come direttore responsabile dell'Agenzia Stefani, posseduta dal padre.
amedeo ortolani rapimento
Amedeo Ortolani rilasciato
Nel 1975 crea la Electronic General Company, società attraverso la quale in quello stesso anno rileva la Voxson. Due anni più tardi, dà vita all'emittente televisiva Tvr Voxson. Qualche anno dopo, nel 1981, con lo scoppio del caso P2 si scopre che il reale proprietario delle aziende era il padre Umberto il quale le aveva affidate al figlio e vengono successivamente coinvolte nel crack del Banco Ambrosiano.
Il 10 giugno 1975, Ortolani subisce un sequestro di persona ad opera del Clan dei marsigliesi e della Banda della Magliana e il suo rilascio avviene dopo 11 giorni di prigionia a seguito di un riscatto di 800 milioni di lire pagato dal padre.
La vicenda comunque si conclude in fretta: bastano dieci giorni. Tutto ciò poteva certo significare per lui un vero tracollo finanziario. Ma a salvare la cassa interviene la vendita di una fetta di una sua banca di Montevideo, il Bafisud, all' Ambrosiano di Calvi
Su questo episodio, nel 1994 si esprimerà Antonio Mancini, esponente della banda criminale romana, che in un interrogatorio parla del sequestro dell'imprenditore, come di un finto sequestro organizzato dai francesi su commissione del padre Umberto, il quale aveva interesse ad allontanare qualsiasi sospetto sui suoi legami con la malavita.

La P2
umberto ortolani p2Il suo impero finanziario è soprattutto all'estero: nel settembre del 1983, quando la Guardia di finanza lo blocca in Brasile, amministra una banca (la "Bafisud", Banco Financiero Sudamericano), possiede una trentina di grandi aziende agricole in Uruguay, una casa editrice, tre grattacieli e migliaia di ettari coltivati in Argentina, Paraguay e Brasile.
Accusato di essere stato al centro degli intrighi finanziari della loggia P2 (dal "caso Rizzoli" alla bancarotta fraudolenta per il crack Ambrosiano), Ortolani si rende latitante, inseguito da due mandati di cattura internazionali.Clara Calvi lo definirà con Licio Gelli "Il gatto e la volpe".
Viene anche accusato, ma poi sarà prosciolto, per il coinvolgimento nella strage di Bologna.
Rifugiatosi a San Paolo, il Brasile si è sempre rifiutato di arrestarlo perché, dal 1978, aveva preso la cittadinanza brasiliana.


umberto ortolani bonifici banco ambrosiano
Esempi di movimentazione Ambrosiano-Ortolani 

avvocato umberto ortolani

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Il 21 giugno 1989, Ortolani rientra in Italia. All'aeroporto di Malpensa, la Guardia di Finanza gli notifica due mandati di cattura per bancarotta fraudolenta. Viene rinchiuso nel carcere milanese di Opera ma, pagando una cauzione di 600 milioni di lire, dopo una settimana è di nuovo libero.; durante tale procedimento ebbe modo di dichiarare: "Mi trovai iscritto alla loggia di Gelli senza saperlo. Da tempo ero nel mirino di un' agenzia giornalistica, la Op di Mino Pecorelli. 
Scriveva che per mettere a posto le cose in Argentina occorreva togliere di mezzo alcuni personaggi tra i quali c' ero io. Qualcuno mi disse che per far finire questa campagna l' unica strada era quella di rivolgersi a Gelli. Seguii il consiglio e Gelli mi fece capire che qualcosa poteva fare, ma che in cambio io dovevo aderire alla sua organizzazione. Aderii alla massoneria con una riserva mentale, tanto che scrissi una dichiarazione in questo senso e la depositai presso un notaio romano e lì si trova ancora oggi. Uscii di fatto dalla massoneria nel 1975, quando Gelli mi restituì la mia domanda di iscrizione e di essere andai via dall' Italia il 13 maggio del 1981, il giorno dell' attentato al Papa, pochi giorni prima della pubblicazione delle liste della P2 e dopo aver avuto, il giorno precedente, un contatto con Gelli". Il 28 gennaio 1994 viene condannato a quattro anni di reclusione per concorso in bancarotta nell'ambito della gestione della Rizzoli, di cui era stato consigliere di amministrazione. Nel 1996, nel processo a carico della loggia P2, viene assolto dall'accusa di cospirazione politica contro i poteri dello Stato. Nell'aprile 1998 la Corte di Cassazione conferma e rende definitiva la condanna a 12 anni per il crack del Banco Ambrosiano. Ortolani, che vive a Roma, non torna in carcere, a causa delle sue cattive condizioni di salute. Il tribunale di Sorveglianza di Roma sospende, infatti, l'esecuzione della pena a causa della sua malattia.
Ortolani muore a Roma il 17 gennaio 2002.

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