sabato 30 novembre 2013

FRANCESCO "FRANCIS" TURATELLO "Faccia d'angelo".



Francesco Turatello nacque ad Asiago, in provincia di Vicenza, figlio di una sarta nubile residente a Milano e tornata al paese natale durante la guerra; secondo molte fonti era il figlio naturale del boss mafioso italo-americano Frank Coppola detto Frank tre dita. Trasferitosi con la madre a Milano (quartiere di Lambrate) fin dall'infanzia, pugile dilettante nella giovinezza, fa la sua comparsa nell'ambiente criminale milanese come piccolo ladro di auto, per poi passare progressivamente ad imporre la sua personalità assumendo ruoli sempre più di spicco fino a giungere a capo di una banda criminale (costituita per lo più da immigrati di provenienza catanese) dedita al controllo delle bische clandestine della città e allo sfruttamento della prostituzione (attività che nel periodo di massimo successo incassa decine di milioni di lire a sera).
Partecipa inoltre a diverse rapine e sequestri di persona, con la complicità della Banda dei Marsigliesi di Albert Bergamelli. Turatello è celebre per la forte rivalità, nata fin dalla giovinezza, con Renato Vallanzasca, cosa che genera una sanguinosa faida con numerose vittime su entrambi i fronti. Successivamente, dopo l'arresto sia di Vallanzasca sia di Turatello ha luogo un progressivo riavvicinamento fra i due che stringeranno amicizia (Turatello sarà tra l'altro testimone di nozze di Vallanzasca nel matrimonio con Giuliana Brusa celebrato in carcere).
Turatello non hai mai fatto parte di Cosa Nostra, ma si ritiene che nel corso della sua carriera criminale sia stato spesso in contatto con alti esponenti dei clan camorristici napoletani e delle famiglie siciliane. La figura di Turatello compare inoltre in molti episodi oscuri della storia d'Italia degli anni settanta, fra cui il rapimento e l'omicidio di Aldo Moro e alcune azioni criminali compiute dalla Banda della Magliana. Dopo una lunga latitanza viene arrestato il 2 aprile 1977 in viale Lunigiana a Milano; processato per una lunga lista di reati viene condannato ad una lunga detenzione che sconta sotto il regime di carcere duro.
Turatello e Vallanzasca
Nonostante questo riesce per un certo periodo di tempo a guidare dal carcere la sua banda e i propri affari criminali, fino a quando viene soppiantato dal suo ex braccio destro Angelo Epaminonda, detto "il Tebano". Turatello viene ucciso il 17 agosto 1981 nel carcere di massima sicurezza nuorese di Badu 'e Carros, in Sardegna, da Pasquale Barra in modo molto efferato: verrà accoltellato e successivamente sventrato. Non si sa se gli organi interni, pesantemente lesionati, siano stati lacerati dai colpi profondi delle armi da taglio oppure vennero addentati dagli assassini in segno di spregio. Il movente di questo omicidio è ancora misterioso, ma certamente una fine così atroce - e il conseguente scempio del cadavere - rivelano che egli avesse compiuto qualcosa considerata fortemente offensiva.
Alcune fonti fanno risalire alla Nuova Camorra Organizzata l'ordine dell'omicidio, ma non sussistono in merito fonti attendibili. Secondo il collaboratore Tommaso Buscetta, Turatello sarebbe stato ucciso su ordine di Luciano Liggio, e questo molto semplicemente perché Liggio detestava la superbia, la "spocchia", il carattere di Turatello. Buscetta ha riferito anche che in un'occasione Turatello aveva schiaffeggiato un "uomo d'onore" (questa l'offesa di cui spesso si parla), comunque non sarebbe stato ucciso per questo. Turatello è citato nel libro "Senza manette" di Franco Califano in qualità di conoscente ed amico del cantante e nel libro "il Camorrista - vita segreta di Don Raffaele Cutolo" di Giuseppe Marrazzo in cui Cutolo ammetterebbe di essere il mandante dell'omicidio di Turatello. Il personaggio di Turatello compare nel film Vallanzasca - Gli angeli del male (2010) dove è interpretato da Francesco Scianna.
È sepolto nel cimitero monumentale di Monza.



La morte
Negli anni bui del carcere speciale, Badu ’e Carros (Nuoro) diventò teatro di violente rivolte e di sanguinosi regolamenti di conti. Il più terribile fu sicuramente il massacro del boss della malavita milanese Francis Turatello, il 17 agosto del 1981: durante l’ora d’aria Francis “Faccia d’Angelo” fu scannato e sventrato. Un delitto maturato in un periodo particolare della storia italiana, gli «anni di piombo», con il penitenziario barbaricino scelto dal generale Dalla Chiesa per confinare non soltanto i terroristi, ma anche esponenti della criminalità organizzata. Fu un omicidio con risvolti sadici compiuto da un plotone di criminali di spicco: Pasquale Barra «O’ animale», Vincenzo Andraous, Antonino Faro, Adriano Danilo e Salvatore Maltese.








ANTONELLA D'AGOSTINO FACCIA D' ANGELO
Era mio fratello, non di sangue, ma fratello. L'ho conosciuto da ragazzina e la nostra amicizia è finita solo con la sua morte, quel maledetto 17 agosto 1981.
Francis fu ucciso in carcere, a Bad' e carros, su mandato di chi voleva prendersi Milano: la droga, le donne, le bische.
I catanesi, si dice. Quel che è certo è che Francis della droga non voleva saperne.
Difficile da credere: aveva riempito di coca Milano e l'eroina era il business dell'epoca.
Ma lui aveva un figlio, e vedendo che cosa faceva l'ero ai ragazzi di allora, ne aveva schifo. "L'eroina è un affare politico" mi diceva. "Con la roba hanno messo a tacere le proteste di una generazione".
Turatello vittima del riflusso, come i sessantottini?
Se la vuole mettere così... Certo è che alla fine degli anni Settanta Milano stava cambiando.
Turatello è stato testimone privilegiato di quel cambiamento attraverso l'amicizia con l'artefice della Milano da bere: un "politico socialista dalla testa calva" lo descrive.
Insomma, amico... Si conoscevano, si erano incrociati in qualche locale, la notte: El Rayto de Oro, il Marocco. Si erano annusati e piaciuti: due personalità forti, due leader.
Nel libro lei scrive che "sedeva a gambe accavallate e si sistemava gli occhiali sul naso" mentre, nel suo ufficio, ascoltava Turatello che "faceva due calcoli a mente". E i calcoli si riferivano ai guadagni delle bische...
Erano giocatori di poker, abili nel bluff, pronti a puntare alto su quel tavolo tutto italiano fatto di perbenismo, affarismo e ipocrisia. Tutti zitti mentre girava la grana. I telegiornali fingevano di non capire. Era meglio parlare d'altro.
Quando è finita quella Milano lì?
Quando è arrivata la droga.
Prima, invece?
Una città fantastica, viva, allegra: bei negozi, bella musica, bei locali notturni con bella gente e magnifiche prostitute, champagne a fiumi.
Lei però in quei locali non poteva entrare.
Certo che no! Francis non voleva perché io non ero una di quelle. Io ero la parte pulita di Francis e dell'altro mio fratello: Carlo Argento, il suo vice, un ragazzo meraviglioso.
Anche lui morto ammazzato. Come Lia, la madre di Eros. Lei è una miracolata.
Ma quale miracolata! Le ho detto che io non c'entravo con quel giro. Avevo conosciuto Francis e Carlo perché eravamo vicini di negozio: io lavoravo come parrucchiera in un salone molto chic di via Montenapoleone, Francis vendeva tappeti (il negozio c'è ancora), Carlo faceva il cameriere al caffè Guarany. Poi le loro vite hanno preso un'altra strada, mentre io sposavo, nemmeno diciottenne, il figlio del titolare del salone.
Però siete rimasti in contatto.
Sempre. Gliel'ho detto, erano i miei fratelli.
Lei ora è sposata con Renato Vallanzasca: ammetterà di avere una certa fascinazione nei confronti della malavita...
Di Renato non parlo, dico solo che ci siamo conosciuti bambini, ai giardinetti del Giambellino, e che anche con lui è stata una grande amicizia, che poi è sfociata in qualcosa di più profondo.
Però, insomma, questo fascino del bandito...
Io non ho mai condiviso le loro scelte. Di più: non ho mai accettato da Francis un regalo che provenisse da una sua refurtiva. "Le cose rubate non le voglio!" gli dicevo. Pensi che una notte che avevo la febbre a 40 non ho chiamato il medico perché non sapevo come pagarlo benché sotto il letto ci fosse una valigia zeppa di contanti (due miliardi), l'incasso delle bische. Quando Francis l'ha saputo si è arrabbiato moltissimo, voleva dare fuoco a quei soldi per dimostrare quanto poco tenesse al denaro e quanto, invece, a me e alla mia salute.
Neanche un gioiello, le ha regalato? Magari uno di quelli sottratti alle signore del circolo del bridge che aveva derubato?
Me ne ha regalati sì di gioielli, ma comprati in gioielleria. A Venezia, alla presentazione del film di Placido, indossavo dei magnifici orecchini di Cartier: me li aveva comprati lui a Montecarlo dopo una grande vincita al Casinò.
Non sarà stata la pupa del gangster, ma viveva come se lo fosse.
In realtà, non è che ci siamo frequentati poi molto: lui non voleva compromettermi, si faceva vivo saltuariamente.
Come ha fatto, allora, a scrivere un libro così ben documentato? Dentro c'è tutto, dalla nascita di Francis (figlio di Frank "tre dita" Coppola) alla sua morte violenta, passando per rapine, stragi (quella sanguinosissima di Moncucco), rapporti con la politica e con la P2 di Licio Gelli, cui era affiliato.
Lui non mi diceva molto, ma io ero sveglia: leggevo i giornali e collegavo luoghi, fatti, persone.









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