venerdì 5 aprile 2013

MICHELE ZAZA "O Pazzo"



Il nemico di Cutolo fondatore dell' Onorata Fratellanza


Michele Zaza (Napoli, 10 aprile 1945 – Roma, 18 aprile 1994) è stato un criminale italiano. È considerato uno dei più importanti boss della camorra napoletana dedito al contrabbando e allo spaccio di droga. È parente dei camorristi Ciro, Gennaro e Vincenzo Mazzarella.
Figlio di un pescatore di Procida, Michele Zaza detto 'o pazzo è affiliato a Cosa Nostra ed è socio di Alfredo Bono. Zaza costruisce il suo potere criminale sul contrabbando, attività che nel corso degli anni '70 ed '80 costituisce una delle principali voci dell'economia campana. Nel tentativo di fermare il potere di Raffaele Cutolo, nel 1978 Zaza riunisce diversi boss nella cosiddetta "Onorata Fratellanza" e tenta di stabilire una spartizione del territorio tra cutoliani e anticutoliani. L'arroganza e la ferocia di Cutolo non rendono fattibile tale mediazione tanto che i boss si costituiscono come Nuova Famiglia inaugurando una delle più sanguinarie guerre di camorra del secolo. Lo scontro avviene anche nelle carceri tanto che si decise di dividere i galeotti appartenenti ai gruppi antagonisti. I morti, tra il 1980 e il 1984 sono 1242.
Il suo non era il cliché del mafioso silenzioso, che vive nell'ombra: si fece costruire due ville faraoniche,una a Posillipo e l'altra a Beverly Hills, viaggiando spesso tra la Francia e gli Stati Uniti. Rilasciò anche curiose interviste - l'ultima delle quali nel 1991 a un giornalista dell'agenzia di ANSA in Costa Azzurra. In essa proferì parole di stima per il giudice Giovanni Falcone È un grand'uomo e di ironia per i politici Se nasco un'altra volta mi butto in politica; Facevo il commerciante, perché i carichi di sigarette li pagavo e facevo vivere tante di quelle persone che a Napoli mi vogliono bene.
Arrestato una prima volta a Roma con indosso un giubbotto antiproiettile e un miliardo di lire, tra banconote e assegni, arrotolati nelle tasche, a Capodanno del 1984 evade dalla clinica "Mater Dei" di Roma per rifugiarsi in Francia. Catturato prima di imbarcarsi con la famiglia su un aereo per la California, torna in libertà per gravi problemi di salute.
Il 15 aprile 1989 viene arrestato in Francia a Villeneuve-Loubet il 12 maggio del 1993 con l'accusa di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e duplice omicidio. Quest'ultimo reato si riferisce all'uccisione di due contrabbandieri siciliani, Alfredo Taborre e Giuseppe Barbera, assassinati nel giugno del 1977. Zaza amava abitare in Francia dove aveva sposato una donna francese e aveva concepito 3 figli.
È morto a 49 anni al policlinico Umberto I di Roma il 18 luglio del 1994.


E' MORTO MICHELE ZAZA IL RE DELLA CAMORRA
(Da Repubblica.it)
NAPOLI - Si è accasciato sul sedile del cellulare che lo portava via da Regina Coeli, tradito dal suo cuore malato. E' morto così Michele Zaza, 50 anni, boss della camorra accusato di narcotraffico e riciclaggio di capitali sporchi, uno dei primi capicosca ad aver stretto rapporti d' affari con Cosa Nostra, uno dei pochi che aveva preferito la galera al marchio di "pentito". Una carriera cominciata negli anni Sessanta con il contrabbando di sigarette, quand' era il re del Pallonetto di Santa Lucia, rione popolare a pochi passi dal lungomare, e - parole sue - dava lavoro "a un quarto dei napoletani". Ma la morte del boss è avvolta dal mistero. Zaza si è sentito male in cella e solo dopo le prime cure è stato trasportato al "Policlinico Umberto I"? Oppure, come raccontano i sanitari, era diretto in ospedale per una serie di accertamenti già previsti, e l' infarto lo ha colto durante il viaggio? L' autopsia, disposta dalla magistratura romana, dovrebbe sciogliere gli ultimi dubbi. L' unico fatto certo è che Michele Zaza è arrivato alle 8 e 10, dinanzi al reparto di Cardiochirurgia del Policlinico Umberto I, già privo di conoscenza. L' arresto cardiaco era irrimediabile. Il detenuto è stato adagiato da due medici sul selciato, per non aggravarne le condizioni, intubato a terra in pochi minuti, sottoposto alla rianimazione. Tutto inutile.
Michele ' o pazzo, il padrino che aveva attraversato tutte le stagioni della Cupola napoletana costruendo un impero economico di 700 m
iliardi, il boss inquisito e poi assolto dall' accusa di aver strangolato due siciliani, è morto alle 8 e 50, ma i familiari e lo stesso avvocato lo avrebbero appreso solo quattro ore più tardi e neppure da fonti ufficiali, bensì da giornalisti e notiziari radio. "Lo avevamo detto che un malato come Zaza non poteva restare lì dentro - denuncia, da Napoli, l' avvocato Giovanni Cappuccio - Avevamo presentato decine di istanze ai magistrati di Palermo e una segnalazione anche al direttore del carcere di Regina Coeli. Ma la beffa è un' altra: averlo saputo per caso da un giornalista... Quando me l' hanno detto ero in autostrada, stavo andando a Regina Coeli proprio per incontrarmi con lui. E sono stato io a dirlo alla moglie". La salma dovrebbe arrivare oggi a Napoli, ma non è escluso che il questore vieti i funerali pubblici. Estradato in Italia quattro mesi fa, Zaza era finito in galera con le accuse di associazione mafiosa e associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, un' inchiesta avviata alcuni anni fa dai magistrati palermitani, primo tra i quali Giovanni Falcone. Colpito da una cardiopatia, una "stenosi mitralica" che lo aveva portato a girare le più attrezzate cliniche d' Europa, il boss non aveva rinunciato alle sue fughe dorate: Hollywood, dove possedeva una faraonica residenza, San Francisco, e poi la costa Azzurra, dov' erano stati individuati i suoi tentativi di impadronirsi del casinò di Mentone, per farne una gigantesca macchina "lava-soldi". Proprio dalla villa immersa nel verde di Villeneuve Loubet, nei dintorni di Cannes, il boss accettò di parlare con Repubblica, nel novembre del 1991. "Tornerò in Italia - disse - e parlerò di molte cose, non da pentito, però. Io sono un uomo d' onore". Addosso una tuta da jogging, il respiro affaticato, si fece vedere con la famiglia di cui andava fiero, la moglie, Anna Maria Liguori, una studentessa universitaria di madre francese, e i tre figli, dai sedici ai venti anni, che oggi risiedono a Roma con la madre, frequentano la scuola americana e non hanno mai avuto contatti con gli ambienti del padre. Fu quasi un testamento, quell' intervista: Zaza ostentò l' aria del padrino in disarmo, ebbe parole di apprezzamento per Giovanni Falcone, rievocò con orgoglio gli anni del contrabbando di sigarette a Napoli: "Poi è arrivata la droga e ha rovinato tutto". Eppure Michele ' o pazzo, soprannome che la dice lunga sul suo carattere, era accusato proprio di investire in attività imprenditoriali i soldi provenienti dal traffico di stupefacenti. Un' ascesa criminale che ebbe il placet di Cosa Nostra, un patto di ferro stretto con i siciliani alla fine degli anni Settanta, testimone Lorenzo Nuvoletta, l' altro boss recentemente morto, anch' egli fedele al codice dell' omertà. L' ultima cattura di Michele ' o pazzo, nel marzo del ' 93, a Aix-en-Proivence, l' incantevole paese arroccato sulle colline della Provenza. Lui protestò ancora una volta, mostrò le prove della sua cardiopatia, non voleva finire in un carcere italiano.
di CONCHITA SANNINO


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