mercoledì 3 aprile 2013

FRANCESCO MARINO MANNOIA "U Dutturi"



Francesco Marino Mannoia (Palermo, 5 marzo 1951) , conosciuto anche con il soprannome "mozzarella", è un criminale italiano. Ha fatto parte della mafia siciliana e, successivamente, ha collaborato con la giustizia come pentito.



Di padre mafioso, della famiglia di Santa Maria di Gesù, affiliato nel 75, diventa uno tra i picciotti più fidati di Stefano Bontate, detto “il Principe di Villagrazia”. Quando, alla fine degli anni Settanta, i palermitani di Cosa Nostra abbandonano il contrabbando per dedicarsi al traffico di eroina (facendosela mandare dalle famiglie mafiose americane), prendendo esempio dai marsigliesi impara a raffinare la morfina dentro laboratori ricavati in edifici abbandonati, stalle e garage (sapeva produrre eroina pura al 98 per cento, il primo chilo tra la fine del 78 e l’inizio del 79). Lavora un po’ per tutti, ma soprattutto per Stefano Bontate e da quando diventa capomandamento di Passo Rigano e si mette in società col Bontate, anche per Totuccio Inzerillo. Chili di morfina raffinati tra il 1978 e il 1980: settecento. Per ognuno guadagnava cinque milioni di lire. «Un po’ di riposo se lo concedeva per qualche settimana quando non poteva stare chiuso per un altro minuto nell’ambiente acido di un laboratorio. Doveva disintossicarsi. Diventava bianco come un lenzuolo e rosso come se l’avessero frustato. Respirava a fatica. La pelle gli si riempiva di pustole e si grattava come un cane con la rogna. In quei giorni assomigliava più a un morto che a un vivo. Eppure anche in quei momenti gli stavano tutti addosso. Avevano la “pasta” nascosta da qualche parte senza nessuno che la sapesse trattare. Gli chiedevano: “Allora, Ciccio mio, quando potrai lavorare?”» (Attilio Bolzoni, Giuseppe D’Avanzo).

Durante la seconda guerra di mafia (1981-1983) il suo boss Bontate venne ucciso ma Mannoia si salvò in quanto allo scoppio del conflitto si trovava in carcere, con l'accusa di traffico internazionale di stupefacenti. Evase dalla galera nel 1983 e si legò ai corleonesi di Totò Riina, di cui divenne il principale raffinatore di droga.
Arrestato nel 1985, dal 1989 è pentito in seguito all'uccisione di un suo fratello Agostino e di altri membri dei clan palermitarni, Mannoia capì che i Corleonesi avrebbero ucciso pure lui. A causa delle vendette trasversali gli vennero uccisi la madre, la sorella e la zia. Condannato a 17 anni nel maxiprocesso di Palermo, ha vissuto per 16 anni negli Stati Uniti d'America protetto dall'FBI con cui collabora. Fu il primo collaboratore di giustizia a provenire dalle fila dei clan vincenti. Rientrato in Italia, è entrato in collisione con il servizio centrale di sicurezza, rivendicando l'importanza delle sue testimonianze e la differenza di trattamento economico rispetto al sistema protezione pentiti statunitense. Ha quindi tentato il suicidio due volte nell'arco di tre mesi.
Tra le sue rivelazioni più celebri, meritano sicuramente una citazione quelle relative a Giulio Andreotti secondo cui l'uomo politico incontrò due volte i capimafia palermitani, tra cui Stefano Bontate a Palermo nel 1979 e nel 1980. Tali dichiarazioni sono state ritenute veritiere dalla sentenza di appello nel processo palermitano a carico di Giulio Andreotti, sentenza che è stata confermata in Cassazione. Rilevante anche la sua dichiarazione secondo cui Cosa Nostra utilizzava la Base NATO di Sigonella per inviare eroina dalla Sicilia agli USA.



Mannoia nei processi Mauro De Mauro, Calvi, Rostagno, Impastato, Contrada.: http://www.radioradicale.it/soggetti/francesco-marino-mannoia

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