sabato 16 marzo 2013

VITO MICELI





Vito Miceli (Trapani, 6 gennaio 1916 – Roma, 1º dicembre 1990) è stato un generale, politico e direttore del Servizio Informazioni Difesa (SID) italiano.

Attività militare
Volontario durante la Guerra d'Abissinia nell'8º reggimento bersaglieri. Ufficiale dei bersaglieri durante la seconda guerra mondiale in Africa orientale, fu catturato dagli inglesi e rimase sei anni prigioniero in India nei campi per non cooperatori. Fu insignito della medaglia d'argento al Valore Militare. Scalò nel dopoguerra i vertici dell'Esercito Italiano e, nominato generale, guidò le divisioni Centauro e poi Ariete.
È stato capo del SIOS (Servizio di controspionaggio) dell'Esercito dal 1969 e direttore del SID (Servizio Informazioni della Difesa) dal 18 ottobre 1970 al 30 luglio 1974. Nei primi anni '70 insieme al capo del SIOS Roberto Jucci, aveva sventato un golpe contro il Colonnello Gheddafi. Si distinse per una linea filo araba in politica estera, in linea con quella del presidente del consiglio Aldo Moro.

Vicende giudiziarie
Fu arrestato nel 1974 per cospirazione contro lo Stato nell'inchiesta sulla Rosa dei Venti, un gruppo clandestino di cui facevano parte elementi dei servizi segreti dei quali è stato supposto un coinvolgimento in attentati, stragi e, per favoreggiamento, nel tentato Golpe Borghese del dicembre 1970, ma nel 1978 fu assolto con formula piena, confermato in appello nel 1984 e in Cassazione l'anno seguente. Arrivò al grado di Generale di Corpo d'Armata.
Il suo nome è stato associato anche all'"operazione Gladio" e alla loggia massonica P2 (fascicolo n° 491).





Attività politica 
Vito Miceli è stato deputato alla Camera per il Movimento Sociale Italiano per tre legislature, eletto nel collegio di Roma, dal 1976 al 1987. Nel 1980 fu primo degli eletti nella lista del MSI al Consiglio comunale di Trapani, dove rimase fino al 1982. Non si ricandidò al parlamento nel 1987 e fu responsabile dell'Ufficio Forze armate del MSI fino alla morte.
Sulle modalità del suo decesso, durante un intervento chirurgico in Francia, la famiglia espresse alcuni dubbi.



DOCUMENTI


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