sabato 2 marzo 2013

JUNIO VALERIO BORGHESE






Junio Valerio Scipione Ghezzo Marcantonio Maria dei principi Borghese , noto semplicemente come Junio Valerio Borghese (Roma, 6 giugno 1906 – Cadice, 26 agosto 1974) è stato un militare e politico italiano, membro della nobile famiglia Borghese. Ufficiale della Regia Marina, durante la seconda guerra mondiale, avendo iniziato la carriera militare giovanissimo all'Accademia Navale di Livorno, specialista dei sommergibilisti, entrò a far parte della Xª Flottiglia MAS di cui divenne poi comandante e divenne noto per alcune audaci imprese nel Mediterraneo. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 proseguì la guerra combattendo al fianco dei tedeschi contro l'esercito anglo-americano sempre al comando del troncone della Xª Flottiglia MAS rimasto al nord. Aderì alla Repubblica Sociale Italiana svolgendo altresì la funzione di sottocapo di Stato Maggiore della Marina Nazionale Repubblicana. Nel dopoguerra si fece promotore del fallito "Golpe Borghese".

L'inizio della carriera militare
« Sembrava un leader nato, un condottiero, un capitano di ventura, come nella tradizione delle antiche repubbliche. » (Ammiraglio Franco Maugeri)
Attratto dalla vita militare, nel 1922 venne ammesso ai corsi della Regia Accademia Navale, dalla quale uscì nel 1928 con il grado di guardiamarina;  fu solo nel 1935 che ricevette il primo incarico di sommergibilista, partecipando alla guerra d'Etiopia, dapprima imbarcato a bordo del sommergibile Tricheco e successivamente del Finzi.

La guerra civile spagnola e la seconda guerra mondiale
Nel 1937 assunse, infine, il primo comando: con il sommergibile "Iride" prese parte alla guerra civile spagnola.
In seguito il sommergibile "Iride" fu incorporato ufficialmente della flotta nazionalista spagnola e il suo nome venne cambiato da Iride in Gonzalez Lopez e poi L.3.
In seguito all'esperienza della guerra civile spagnola venne decorato l'8 aprile 1939 della medaglia di bronzo al Valor militare.
Trasferito successivamente presso la base di Lero, nel Dodecaneso, vi rimase fino all'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940 dove era comandante del sommergibile Vettor Pisani e prese parte alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio. Ma il "Vettor Pisani" si dimostrò estremamente obsoleto e non fu più utilizzato in azioni belliche. Nell'agosto fu inviato a Memel, allora territorio tedesco, ad un corso per sommergibilisti atlantici dove si addestrò a bordo di un U-Boot. Qui, probabilmente conobbe l'ammiraglio tedesco Karl Dönitz.





Comandante dello Sciré
Promosso capitano di corvetta, nel 1940 fu designato al reparto incursori della 1ª Flottiglia MAS, dove divenne comandante del sommergibile Scirè.
Dopo gli insuccessi iniziali il comando dell'intero reparto incursori fu affidato al capitano di fregata Vittorio Moccagatta e il 15 marzo 1941 fu costituita la Xª Flottiglia MAS dotata di un comando centrale e da due reparti d'assalto, uno costituito dai mezzi di superficie affidato a Giorgio Giobbe e l'altro affidato a Borghese costituito dai mezzi subacquei: anche con il suo contributo furono pianificati e realizzati tutti i progetti per il forzamento della rada di Gibilterra, di Alessandria d'Egitto e il non realizzato forzamento del porto di New York.




Il progetto d’attacco a New York
Dopo il successo dell'Impresa di Alessandria Borghese dovette lasciare il comando del sommergibile "Scirè" per potersi dedicare completamente al reparto subacqueo della Xª. Nel 1942 viaggiò in Europa per raccogliere informazioni che potessero aiutare a compiere altre azioni belliche. A Parigi incontrò Karl Doenitz con il quale intendeva pianificare delle operazioni. In seguito incontrò anche gli uomini della X MAS ad Algeciras. Nell'estate ritornò a Parigi dove ebbe un nuovo colloquio con Doenitz ma non ottenne risultati, pertanto decise che eventuali azioni sarebbero portate a termine solo da mezzi italiani. Iniziò a prendere in considerazione l'idea di un attacco contro New York, non tanto per un possibile successo militare quanto per una vittoria morale.
Fu scelto il sommergibile atlantico "Leonardo da Vinci") della base BETASOM di Bordeaux come mezzo avvicinatore. Il sommergibile avrebbe dovuto trasportare fino alla foce dell’Hudson un piccolo sommergibile tascabile tipo CA (fu inviato via treno a Bordeaux, per l’operazione, il CA 2) in un apposito “pozzo” ricavato al posto del cannone prodiero. 
La missione fu rinviata in seguito alla perdita del Da Vinci il 23 maggio 1943 e poi annullata a seguito dell'armistizio di due mesi dopo. (cui sarebbero dovute seguire analoghe incursioni contro Città del Capo e Freetown).

Comandante della Xª MAS
Il 1º maggio 1943 Borghese fu promosso capitano di fregata e assunse il comando della Xª Flottiglia MAS. Uno dei primi incarichi che impartì fu quello di inviare il tenente di vascello Luigi Ferraro in missione ad Alessandretta dove, nei mesi di giugno e luglio, ottenne risultati incredibili riuscendo da solo ad affondare tre navi Alleate.
La caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 fermò buona parte delle operazioni.

La Repubblica Sociale Italiana
Il periodo di Salò
« In ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire; ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà. La resa ed il tradimento bollano per secoli un popolo davanti al mondo. » (Junio Valerio Borghese)
Dopo la nascita della Repubblica Sociale Italiana, l'ammiraglio Antonio Legnani, nuovo sottosegretario alla Marina, inserì la Decima Mas nell'organico della Marina Nazionale Repubblicana, sebbene essa agisse di fatto in maniera del tutto autonoma. Contrasti invece nacquero nel novembre 1943 con il capitano di vascello Ferruccio Ferrini successore di Legnani nel frattempo deceduto in un incidente automobilistico. I contrasti con i vertici politici e militare della Repubblica Sociale (contrasti che condussero al suo arresto con l'accusa di essere a capo di una congiura tesa a rovesciare Mussolini), le sue forze furono impegnate su tutti i fronti più importanti, a partire da quello di Anzio e Nettuno.




I militari della Decima furono tutti volontari), provenienti dalle più diverse armi delle Forze Armate Repubblicane.
L'attività della Xª MAS non si limitò alle incursioni navali contro le forze nemiche, ma si estese alla costituzione di reparti di terra che assunsero al termine del conflitto le dimensioni di una vera e propria divisione di fanteria leggera. Negli ultimi mesi del 1944 le azioni di alcuni gruppi degli appartenenti al corpo crearono preoccupazione anche nelle stesse autorità dell'RSI: il prefetto di Milano, Mario Bassi, si lamentò con il Duce per i "furti, rapine, provocazioni gravi, fermi, perquisizioni, contegni scorretti in pubblico" commessi da appartenenti alla Decima, evidenziando come questi causassero preoccupazione nella popolazione, anche per l'apparente impunità che li caratterizzava, chiedendo che la formazione venisse allontanata dalla città.





File:Junio Valerio Borghese passa in rassegna.jpg

La smobilitazione della Xª Mas e il salvataggio di Borghese
Piazzale Fiume Milano 26 aprile 1945, Borghese ordina l'ammainabandiera e smobilita la Xª MAS
Il 25 aprile 1945 la Xª MAS con Borghese rimase acquartierata nella caserma di piazzale Fiume in Milano. Si svolsero nel frattempo febbrili trattative tra il capitano Gennaro Riccio, comandante del "Distaccamento Milano" della Xª MAS e un maggiore in rappresentanza del generale Raffaele Cadorna presentatosi come "Mario Angleton". In base agli accordi, poi sottoscritti anche da Cadorna, si organizzò il trapasso con la nuova autorità cittadina rappresentata dal Corpo Volontari della Libertà.
26 aprile Borghese ordina l'ammainabandiera
La cerimonia in piazzale Fiume si concluse il 26 aprile 1945 alle 17.00 con lo scioglimento formale della Xª MAS a Milano. Borghese consegnò a tutti i marò cinque mesi di stipendio e, quando tutti ebbero lasciato la caserma, fu preso in consegna dalla polizia partigiana. Il 9 maggio fu contattato da un agente dei Servizi segreti italiani Carlo Resio e dall'agente dell'OSS James Angleton che lo informarono che l'ammiraglio Raffaele de Courten intendeva incontrarlo a Roma. In seguito, l'11 maggio, con l'aiuto dei servizi segreti americani, scortato da Resio e Angleton, fu trasferito a Roma, dove trascorse un breve periodo prima di essere ufficialmente arrestato dalle autorità americane il 19 maggio per essere trasferito nel campo di concentramento di Cinecittà. Secondo Renzo De Felice: "Gli americani erano interessati alla Xª Mas perché pensavano di utilizzare i suoi famosi maiali per la guerra contro i giapponesi. Gli inglesi fecero di più: una nave (ma forse le navi furono due) che, a operazioni belliche finite, trasportava dalla Iugoslavia armi per gli ebrei in Palestina, fu fatta saltare dai maiali della Xª".

Il processo
Rilasciato in ottobre, venne nuovamente arrestato dalle autorità italiane e trasferito da un luogo di detenzione all'altro, in attesa dell'inizio del processo. Grazie alla protezione accordatagli dai Servizi segreti statunitensi, con i quali era già in contatto da diversi mesi prima della fine della guerra, Borghese ottenne di essere giudicato di fronte ad una Corte d'Assise a lui tutt'altro che sfavorevole, pertanto la Corte di Cassazione dispose il trasferimento del processo alla corte di Roma, presieduta dal dottor Caccavale, ex vicepresidente dell'"Unione fascista per le famiglie numerose" ed amico del principe Gian Giacomo Borghese, ex gerarca fascista ed ex governatore fascista di Roma, parente stretto dell'imputato.
La Corte di Assise lo prosciolse già in istruttoria dall'accusa di crimini di guerra mentre il 17 febbraio 1949 lo ritenne colpevole di collaborazionismo con i tedeschi e fu condannato a due ergastoli per aver fatto eseguire ai suoi uomini «continue e feroci azioni di rastrellamento» ai danni dei partigiani che, di solito, si concludevano con «la cattura, le sevizie particolarmente efferate, la deportazione e l'uccisione degli arrestati», allo scopo di rendere tranquille le retrovie dell'esercito invasore, e per la fucilazione di otto partigiani a Valmozzola. A Valmozzola il 12 marzo 1944 un treno fu assaltato dai partigiani, furono uccisi due ufficiali del battaglione Lupo della Xª Flottiglia MAS Gastone Carlotti e Domenico Pieropan che si stavano recando in licenza e prelevati altri sei militari di cui due carabinier] che furono fucilati poco dopo. L'azione causò un imponente rastrellamento che portò all'arresto di nove partigiani che ad eccezione di uno furono fucilati per rappresaglia il 17.


Il dispositivo della sentenza, tuttavia, ridusse gli ergastoli a 12 anni di reclusione, dei quali 9 furono immediatamente condonati in virtù dei gesti di valore compiuti da Borghese - decorato di medaglia d'oro e croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - durante il servizio con la Regia Marina, per l'attività svolta alla salvaguardia delle industrie del Nord dalle distruzioni minacciate dai tedeschi e per la volontà di difesa della Venezia Giulia, nonché per l'opera assistenziale compiuta presso i campi di deportazione tedeschi. Tenendo inoltre conto dell'amnistia emanata da Palmiro Togliatti, la Corte dispose l'immediata scarcerazione del condannato, che aveva già scontato per intero, in regime di carcerazione preventiva, la pena residua.

Il dopoguerra e il tentato "Golpe Borghese"
Nel dopoguerra Borghese aderì al Movimento Sociale Italiano, di cui fu nominato presidente onorario nel 1951; inizialmente appoggiò Almirante, poi abbandonò il partito, che giudicava troppo debole, si avvicinò alla destra extraparlamentare e nel settembre 1968 fondò il Fronte Nazionale, allo scopo - secondo i servizi segreti - "di sovvertire le istituzioni dello Stato con disegni eversivi".
Nel dopoguerra Borghese costituì gruppi clandestini armati, in stretto collegamento con Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, due organizzazioni di estrema destra. Intanto nel 1963 la moglie, la principessa Daria Olsoufiev, era morta in un incidente stradale e Borghese aveva ottenuto l'incarico puramente onorario di presidente del Banco di Credito Commerciale e Industriale, che fu in seguito acquisito da Michele Sindona.
Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 promosse un colpo di stato, avviato e poi interrotto, con la collaborazione di altri dirigenti del Fronte Nazionale, paramilitari appartenenti a formazioni dell'estrema destra e di numerosi alti ufficiali delle forze armate e funzionari ministeriali.
« Italiani, l'auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, e ha portato l'Italia sull'orlo dello sfacelo economico e morale ha cessato di esistere. Nelle prossime ore, con successivi bollettini, si saranno indicati i provvedimenti più importanti ed idonei a fronteggiare gli attuali squilibri della Nazione. Le forze armate, le forze dell'ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d'altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli che per intendersi, volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi. Italiani, lo stato che creeremo sarà un'Italia senza aggettivi né colori politici. Essa avrà una sola bandiera. Il nostro glorioso tricolore. Soldati di terra, di mare e dell'aria, Forze dell'Ordine, a voi affidiamo la difesa della Patria e il ristabilimento dell'ordine interno. Non saranno promulgate leggi speciali né verranno istituiti tribunali speciali, vi chiediamo solo di far rispettare le leggi vigenti. Da questo momento nessuno potrà impunemente deridervi, offendervi, ferirvi nello spirito e nel corpo, uccidervi. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso tricolore, vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno d'amore: Italia, Italia, Viva Italia! »
(Con queste parole - peraltro mai pronunziate - Junio Valerio Borghese avrebbe dovuto proclamare il buon esito del Golpe)
Le circostanze del fallimento di quello che è rimasto noto come il "Golpe Borghese" (o "Golpe dei Forestali") sono tuttora oscure e controverse. Fu Borghese in persona a impartire il contrordine, ma si rifiutò di spiegarne le ragioni persino ai suoi più fidati collaboratori. Il magistrato Claudio Vitalone ha ipotizzato che l'intervento armato sarebbe servito unicamente come premessa a una svolta autoritaria. In seguito alla desecretazione di documenti statunitensi, è stato reso noto che quantomeno i servizi segreti USA erano a conoscenza del Golpe.


Buscetta: "Nel ' 70, mi incontrai con Salvatore Greco per un colpo di Stato in Sicilia. Da quel momento, dopo aver parlato, io e Greco andammo via. Liggio decise... di creare un clima di tensione nel mondo politico, per preparare il colpo politico. Ognuno decise quale fosse il politico da colpire. A Palermo fu colpito un fascista. L' obiettivo di Liggio fu il procuratore Scaglione. Perche' in quel momento Scaglione era interessato alle rivelazioni di una donna che aveva accusato Vincenzo Riina. Ma non e' vero che Scaglione era vicino agli uomini d' onore. La verita' e' che bisognava minare le basi dello Stato... Ci chiamo' Pippo Calderone per farci sapere che si stava preparando un colpo di Stato e che Borghese voleva utilizzare i mafiosi in Sicilia. Chi sapeva tutto era il colonnello Russo, faceva parte del colpo. Era incaricato di arrestare il prefetto di Palermo. Chi parlo' del golpe Borghese a Cosa Nostra sono i massonici. Abbiamo deciso di chiedere garanzie, perche' Borghese voleva l' elenco di tutti i mafiosi in Sicilia. Si mandarono Calderone e Di Cristina a Roma per incontrare Borghese. Ottennero di non consegnare i nomi e di far aggiustare i processi di Rimi e Liggio".
In seguito al fallimento del golpe, Borghese si rifugiò in Spagna dove, non fidandosi della giustizia italiana che nel 1973 revocò l'ordine di cattura, rimase fino alla morte, avvenuta in circostanze sospette a Cadice, il 26 agosto 1974. Lo stesso anno Borghese era stato in Cile con Stefano Delle Chiaie, per incontrare il generale Augusto Pinochet e il capo della polizia segreta cilena, Jorge Carrasco. È sepolto nella cappella di famiglia, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma.




Eredità del fascismo e legittimazione atlantica: 
l’anticomunismo antidemocratico
di Nicola Tranfaglia (*)

Ci sono due elementi fondamentali che hanno caratterizzato la storia dell’Italia repubblicana e di cui bisogna tener conto quando si vuole affrontare un tema importante come quello dell’anticomunismo. La collocazione geopolitica dell’Italia, paese di frontiera nella Guerra Fredda al confine fra il blocco occidentale e quello orientale, vicinissimo a una Jugoslavia che nell’immediato dopoguerra non è ancora nella posizione che avrà dopo, ma che è l’avamposto del blocco orientale; e l’attenzione con cui nello stesso tempo gli Stati Uniti guardano all’Italia perché, come era accaduto in precedenza, essa poteva rappresentare il punto debole dello schieramento occidentale.
Questo è un primo punto caratterizzante molto importante.
Se si leggono, come è capitato a chi scrive, i documenti americani e italiani che riguardano il periodo che va dal 1943 al 1947, cioè quelli relativi alla sconfitta dell’Italia, alla guerra che arriva sul territorio nazionale, alla Liberazione, e al travaglio per la fondazione della Repubblica e per la costituzione dei primi governi, ci si avvede con chiarezza come i servizi segreti americani abbiano avuto una particolare attenzione per il nostro paese, e come essi non si siano limitati a seguire in modo molto attento quello che succedeva, ma abbiano cercato di influenzarlo, interagendo con altri poteri, presenti nello sbarco in Sicilia e nella liberazione del paese.
Si può così misurare la forza della mafia e verificare come la leggenda della sua sconfitta grazie al fascismo e all’opera del prefetto Mori crolli di fronte al ruolo che la mafia ha avuto nello sbarco anglo-americano in Sicilia, nell’insediamento dei sindaci delle varie città siciliane e nella riorganizzazione della vita politica.
Nello stesso tempo si può documentare il ruolo molto attivo svolto in quegli anni dal Vaticano, anche grazie a un personaggio di grande importanza nella storia della Chiesa italiana quale sarà Giovanni Battista Montini, che in quel momento è il sostituto della Segreteria di Stato ed è delegato dal papa Pio XII a tenere i rapporti con i servizi segreti americani.
E poi si scopre che il capo dei servizi segreti americani in Sicilia è James Jesus Simon Angleton, destinato a divenire uno dei più importanti dirigenti della CIA nel secondo dopoguerra.
Questo personaggio stabilì uno dei patti fondamentali legati alla nascita della nostra democrazia. Fu Angleton infatti a salvare sul Lago di Garda Junio Valerio Borghese, a portarlo a Milano e a nasconderlo a casa di un partigiano, attraverso l’intercessione di uno degli esponenti principali del Partito d’Azione; quindi a condurre Borghese, travestito da ufficiale, a Roma e a premere affinché il suo processo si concludesse con una lieve condanna. Come puntualmente avvenne. In seguito fu sempre Angleton a reclutare dieci ufficiali della Decima Mas nei servizi segreti americani per le azioni anticomuniste.
Ricordo queste cose perché ci permettono di capire con quanta attenzione la situazione italiana fosse seguita dagli Stati Uniti, in quel momento già impegnati nella lotta con l’altra grande potenza uscita dalla Seconda guerra mondiale, cioè l’Unione Sovietica.

Portella della Ginestra una tesi recente
Una recente tesi più grave attribuisce, invece, la strage ad una coincidenza di interessi tra i post-fascisti, che durante la guerra avevano combattuto nella Xª Flottiglia MAS di Junio Valerio Borghese, i servizi segreti USA (preoccupati dell'avanzata social-comunista in Italia), ed i latifondisti siciliani.
« I rapporti desecretati dell' OSS e del CIC (i servizi segreti statunitensi della Seconda guerra mondiale), che provano l'esistenza di un patto scellerato in Sicilia tra la cosiddetta “banda Giuliano” e elementi già nel fascismo di Salò (in primis, la Decima Mas di Junio Valerio Borghese e la rete eversiva del principe Pignatelli nel meridione) sono il risultato di una ricerca promossa e realizzata negli ultimi anni da Nicola Tranfaglia(Università di Torino), dal ricercatore indipendente Mario J. Cereghino e da chi scrive. »
(da Edscuola, Dossier a cura del prof. Giuseppe Casarrubea)

DOCUMENTI


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