domenica 24 marzo 2013

ALDO SEMERARI





Aldo Semerari (Martina Franca, 1921 – Ottaviano, 1º aprile 1982) è stato un criminologo, psichiatra e politico italiano .
Propugnatore di teoriche antisemite, dichiaratamente pagano e adoratore del Sole (consumatore di fegato crudo in occasione dei riti del Solstizio) Semerari, che era solito dormire su un letto in metallo nero, sormontato da una bandiera con la svastica e protetto dai suoi dobermann a cui impartiva solo ordini in tedesco, politicamente, fin dai primi anni cinquanta, fu un convintissimo militante della corrente stalinista del Partito Comunista Italiano prima di convertirsi d'improvviso, a partire dai primi anni sessanta, alla destra post-fascista suggestionato dall'universo dei movimenti politici extraparlamentari come il Movimento Rivoluzionario Popolare, Ordine Nuovo e Costruiamo l'azione, l'organizzazione d'ispirazione neofascista nata da un'idea dell'ideologo Paolo Signorelli e di cui Semerari diviene uno dei principali artefici
Paolo Signorelli
Verso la metà degli anni settanta, parallelamente alla sua attività medico-forense, ricoprì un ruolo di cerniera tra formazioni dell'eversione di destra, degli ambienti della criminalità organizzata e di frange deviate degli apparati di sicurezza con l'obbiettivo di compiere o far compiere atti di violenza strumentali all'eversione e alla destabilizzazione dell'ordine democratico. Personaggio ambiguo che ha legato il suo nome diverse vicende oscure della storia italiana durante gli anni di piombo e della strategia della tensione: dalla Strage di Bologna, al sequestro del politico democristiano Ciro Cirillo, fino al delitto del giornalista Mino Pecorelli. I suoi propositi ideologico-criminali, spesso perseguiti avvalendosi del supporto di malavitosi comuni, beneficiati attraverso perizie psichiatriche compiacenti, furono la causa del suo assassinio: il 1º aprile 1982, Semerari fu ritrovato decapitato all'interno della sua auto a Ottaviano.
Professore ordinario di Medicina Criminologia all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", Direttore dell'Istituto di Psicopatologia Forense e perito tra i più autorevoli e stimati nei Tribunali Italiani, Semerari divenne noto soprattutto come autore di perizie psichiatriche d'alta scuola e come consulente in molti dei casi giudiziari più rilevanti degli anni settanta come, ad esempio, quello relativo all'omicidio dello scrittore e regista Pier Paolo Pasolini, al Boia di Alberga Luciano Luberti, ai membri del Clan dei Marsigliesi, nonché nei processi a carico di mafiosi e di camorristi della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Ed è proprio attraverso la sua attività professionale medica che Semerari iniziò a prestare i propri servigi scientifici per far ottenere perizie compiacenti a diversi gruppi delinquenziali come la Banda della Magliana.

I contatti con la Banda della Magliana
Come ebbe a riferire il pentito Fulvio Lucioli, componente di spicco della banda tra il 1978 e la fine del 1981: «Il prof. Semerari era lo psichiatra di fiducia della banda. Ha fatto perizie per Selis, D'Ortenzi e probabilmente anche Colafigli. Un giorno venne da noi D'Ortenzi, detto “Zanzarone”, era il 1978, per dirci
che Semerari ci proponeva di collocare delle bombe, credo a Roma, e di effettuare alcuni sequestri di persona, dandoci un elenco di nomi. Ci prometteva di far uscire le persone eventualmente arrestate per questi fatti, come del resto era già riuscito a fare con D'Ortenzi e con Selis messi fuori grazie alle perizie psichiatriche di favore. Ci fu un periodo, a Roma, in cui Semerari riceveva tutte le nomine di perizie psichiatriche dai giudici. Comunque anche se era perito di parte, il suo giudizio era talmente autorevole che nessun perito di ufficio lo contestava. Probabilmente Semerari, uomo dell’ultradestra, ci propose attentati con bombe per conto della sua area. Io e Selis rifiutammo la proposta che ci fece D'Ortenzi per conto di Semerari. I nomi delle persone da sequestrare sarebbero stati riferiti a D'Ortenzi da Semerari solo a condizione che avessimo accettato di fare alcuni attentati...».
Circostanze, quelle messe a verbale da Lucioli, confermate anche dal terrorista di destra Paolo Aleandri, il quale ebbe a raccontare dei collegamenti tra Semerari e gli ambienti della malavita organizzata romana.
« L'istituzione di collegamenti tra gruppi eversivi dell'estrema destra e la malavita organizzata romana rientrava in un disegno strategico comune al Prof. Aldo Semerari e al Prof. Fabio De Felice, convinti che per il finanziamento dell'attività eversiva non fosse necessario creare una struttura finalizzata al reperimento programmatico di fondi, quando, senza eccessive compromissioni, si poteva svolgere un'attività di supporto di tipo informativo e logistico rispetto a strutture di criminalità comune già esistenti e operanti, onde garantirsi, lo storno degli utili derivanti dalle operazioni rispetto alle quali si forniva un contributo. Il primo collegamento venne realizzato attraverso Alessandro D'Ortenzi detto "zanzarone", in un incontro che, se mal non ricordo, si svolse presso la villa del Prof. De Felice. Per quanto ho potuto constatare di persona, i rapporti che intercorrevano tra il gruppo criminale denominato Banda della Magliana, o per meglio dire, tra i suoi esponenti, e il Prof. Semerari, era quello di una sorta di sudditanza dei primi al secondo, il quale esercitava su di loro una notevole influenza in forza dei benefici che costoro si aspettavano di conseguire per effetto delle sue prestazioni professionali. Con il passar del tempo, probabilmente, in considerazione di aspettative frustrate dai fatti, ho potuto constatare un progressivo raffreddamento di rapporti degli uni verso l'altro. »

P2
Giordano Gamberini
Collaboratore del Sismi, il servizio segreto d'informazione militare, il Professore Nero, come era soprannominato Semerari dalla stampa del tempo, grazie all'intervento del Gran Maestro Gamberini, si iscrisse poi alla Loggia P2, stringendo ancor più i rapporti con il Venerabile maestro Licio Gelli. Questo suo attivismo fece si che, verso la fine degli anni settanta, la sua professione di criminolgo andò ad intrecciarsi sempre più alla sua prospettiva ideologico-criminale e lo portò quindi a contornarsi di ambigue frequentazioni pericolose legate al mondo della malavita comune e politica e a chiunque potesse concretamente contribuire alla riuscita del suo piano eversivo che consisteva nel creare in Italia un fortissimo clima di tensione e di destabilizzazione finalizzata ad una svolta autoritaria e alla distruzione del sistema democratico. A tal fine, nel 1978, organizzò anche una serie di riunioni politiche nella villa del professor Fabio De Felice a Poggio Catino, con alcuni componenti della Banda della Magliana a cui Semerari illustrò la sua strategia eversiva basata sulla collaborazione fativa tra estremismo di destra e malavita comune: bombe e attentati ad obbiettivi precisi in cambio di perizie e consulenze tecniche al fine di ammorbidire le sentenze in caso di arresti e detenzioni.
Questa sua operosità non rimase però impunita e così, nei suoi confronti, il 28 agosto 1980, la Procura di Bologna su segnalazione del Sisde emise un ordine di cattura a cui seguì il suo arresto per associazione sovversiva e per un presunto coinvolgimento nella Strage di Bologna. Durante le istruttorie i neofascisti pentiti lo individuarono come un elemento di spicco del vertice dei gruppi della destra eversiva di quegl'anni. Dopo un anno fu comunque scarcerato e poi prosciolto per mancanza di prove. Ma quell'arresto suonò per lui come un campanello d'allarme, un primo avvertimento per metterlo definitivamente a tacere.
Nel carcere, infatti, il criminologo aveva cominciato a dare segni di cedimento psicologico ed aveva minacciato più volte di vuotare il sacco se i servizi segreti non lo avessero aiutato ad uscire di galera. Molto probabilmente Semerari, grazie soprattutto alla vasta rete delle sue conoscenze, custodiva molte informazioni legate agli anni di piombo e della strategia della tensione, inenarrabili e indicibili segreti che, se rivelati, avrebbero avuto effetti quantomeno devastanti. Il criminologo riuscì così nel suo scopo e venne quindi dapprima ricoverato a Villa Mafalda per essere tenuto sotto controllo e, successivamente, scarcerato decretando inconsapevolmente la propria condanna a morte.




La morte 
Il 26 marzo del 1982, Aldo Semerari scomparve misteriosamente dall'hotel Royal di Napoli, ove soggiornava da qualche tempo. Tre giorni dopo arrivarono due telefonate alla redazione del quotidiano «Il Mattino», che ne rivendicavano il sequestro. Il 1º aprile 1982, in viale Elena, a Ottaviano, un passante notò uno strano liquido rossastro fuoriuscire dalla portiera di una Fiat 128, parcheggiata proprio di fronte all’abitazione del camorrista Vincenzo Casillo, «braccio destro» del boss Raffaele Cutolo. I carabinieri del maresciallo Armando M. che intervennero sul posto, notarono sul sedile anteriore, lato guida, una busta di plastica insanguinata contenente la testa mozzata del criminologo, tagliata con una sega, mentre invece il suo corpo fu rinvenuto nel bagagliaio posteriore dell'auto.
Umberto Ammaturo
Come si apprese in seguito, il movente del suo omicidio era da ricercarsi in un episodio avvenuto poco tempo prima il sequestro: il professore, infatti, nella sua qualità di psichiatra forense, si era adoperato per la scarcerazione di un boss della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, per poi accettare l'incarico come consulente anche per la fazione opposta, la Nuova Famiglia di Umberto Ammaturo. Una errata mossa strategica che, molto probabilmente, gli costò la vita.
In un'intervista del maggio 2010, Ammaturo, oramai pentitosi, confessò di aver ucciso Semerari e di aver successivamente depositato la sua testa mozzata davanti al castello di Cutolo: "Gli tagliai io la testa (...) perché si era impegnato con noi della Nuova Famiglia a seguire le nostre cose, ed era ben remunerato da me personalmente, ma Cutolo fece ammazzare uno giù alle camere di sicurezza del tribunale e Semerari gli fece una perizia falsa per farlo assolvere. Era un traditore, chi prende un accordo e non lo mantiene è un traditore."

Lo stesso giorno del ritrovamento del corpo di Semerari, a Roma, anche la sua collaboratrice e compagna Maria Fiorella Carraro, si tolse la vita (secondo gli investigatori) sparandosi in petto con una pistola 357 Magnum. Pochi giorni dopo, una banda di scassinatori mai identificati, ruppe i sigilli della mansarda della Carraro, sita in via Damiano Chiesa a Roma, mettendo a soqquadro tutte e dieci le stanze. A tutt'oggi si ritiene che la donna possa essere stata uccisa per nascondere una serie di informazioni riservate.


Dice la moglie, Elda Colasanti: "Quando mi mostravo preoccupata per i suoi rapporti con la camorra, mi rassicurava dicendomi che difendeva entrambe le organizzazioni (la Nuova camorra e la Nuova famiglia; n.d.r.), per cui non aveva timori di vendette. Portava sempre la pistola con sè ma non volle mai indossare un giubbotto antiproiettile che gli aveva fatto recapitare il generale Grassini (allora capo del Sisde; n.d.r.) raccomandandogli di stare attento". La sua assistente, Maria Grazia De Stefano: "Semerari aveva molta paura poichè, secondo quanto più volte mi diceva, a suo giudizio "erano convinti" che avesse parlato in carcere e che fosse stato liberato poichè aveva fatto i nomi in riferimento agli autori della strage di Bologna. Alludeva, come mi spiegò, alle stesse persone che erano state arrestate con lui. Mi riferì anche di essere stato aggredito nel carcere di Reggio Emilia e che un suo compagno gli aveva infilato un ago in pancia". Il suo avvocato, Franco Cuttica: "...Egli temeva per la sua vita e mi disse, più di una volta, che temeva di essere ammazzato dentro il carcere... Ma non temeva vendette provenienti dalla delinquenza comune organizzata... L' unico timore era rappresentato dai servizi segreti. Egli infatti era convinto che i servizi pensassero che lui era al corrente di episodi molto riservati e compromettenti e che per questo motivo la sua vita era in pericolo". L' avvocato Renato Era, indicato come confidente dei servizi segreti ed amministratore delegato della clinica "Villa Mafalda", dove Semerari si fece ricoverare una volta tornato in libertà: "Dopo la scarcerazione, Semerari appariva preoccupatissimo e riteneva di essere in pericolo costante. I suoi ex amici camerati, diceva, attentavano alla sua vita. Mi disse anche che aveva subìto un' aggressione in carcere con tentativo di accoltellamento da parte di altri detenuti". Semerari dunque, tra la fine dell' 81 e gli inizi dell' 82, temeva per la sua vita. A volere la sua eliminazione potevano essere i "camerati" oppure, come sostiene invece il suo avvocato, i servizi segreti. Ma il criminologo aveva anche stretti rapporti con la camorra. Aveva eseguito varie perizie psichiatriche su Raffaele Cutolo, doveva fare lo stesso sull' uomo di Pupetta Maresca, Umberto Ammaturo. Secondo Giovanni Pandico, il superpentito della camorra, c' è assai di più: Semerari era affiliato all' organizzazione di Cutolo e a farlo assassinare fu proprio don Raffaele. Interrogato il 13 febbraio scorso, l' uomo-computer dice: "Per quanto possa apparire strano, devo affermare che tanto Semerari che Ammaturo erano associati alla Nco... Nel 1970, seppi da Cutolo nel carcere di Poggioreale che Semerari era stato da lui direttamente legalizzato nel manicomio giudiziario di Aversa. Semerari ricevette la legalizzazione ad honorem, che era un tipo di affiliazione che si usava per "le facce pulite", ossia per persone pubblicamente apprezzate e rispettate". Il risentimento, così lo chiama Pandico, di Cutolo verso Semerari cominciò subito dopo la liberazione di Cirillo, quando i vertici della Nco ritennero che i patti non erano stati rispettati. Cutolo cominciò a sospettare, tra gli altri, di Semerari "che proprio in quel periodo, benchè convocato da Cutolo ad Ascoli Piceno per fornire spiegazioni di quello che stava accadendo, non si era presentato". In seguito, Semerari non rispose all' invito di Cutolo di fare qualcosa perchè il figlio Roberto fosse tolto dall' isolamento. Cutolo "andò su tutte le furie", spedì da Semerari l' avvocato Enrico Madonna (oggi latitante; n.d.r.) e questi riferì che il criminologo "gli aveva risposto di lasciarlo in pace perchè lui non voleva più avere a che fare con noi". "Cutolo era molto adirato ed esclamò: ma si è dimenticato chi sono io? Non volle cenare... Credo che da quel momento Cutolo decise definitivamente di uccidere Semerari... Non doveva essere un omicidio qualsiasi, doveva avere un valore esemplare. Doveva essere anche un avvertimento a quelli della politica che riteneva lo avessero "tradito" per il caso Cirillo". Pandico va avanti: "Cutolo decise dunque che al cadavere doveva essere tagliata la testa, che sul corpo dovevano essere conservate le lettere, poi ritrovate, e che, dopo qualche giorno dalla scomparsa, per sollecitare l' attenzione dell' opinione pubblica, il corpo doveva essere ritrovato presso il castello di Ottaviano di sua proprietà. La lettera nella quale Semerari si accusava di avere passato la notizia falsa alla giornalista de "l' Unità" Marina Maresca doveva avere il significato di collegamento dell' omicidio con il caso Cirillo, servire come avvertimento ai politici che avevano trattato la liberazione. Cutolo volle che la lettera all' "Unità" contenesse degli errori di sintassi perchè si pensasse che fosse stata estorta ad un Semerari terrorizzato nelle mani dei suoi sequestratori". "Per l' esecuzione dell' omicidio, Cutolo decise di incaricare Umberto Ammaturo tramite l' avvocato Madonna. Ammaturo, contrariamente a quello che si pensa di lui, era infatti un cutoliano da sempre... Era inserito anche nella Nuova famiglia e perciò la sua appartenenza alla Nco doveva restare segreta. In sostanza per noi era un confidente inserito nella Nuova famiglia".



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