lunedì 11 febbraio 2013

PASQUALE SIMONETTI "Pascalone e Nola"


pascalone e nola





antonio esposito totonno e pumigliano
Simonetti con Esposito
Pasquale Simonetti, detto "Pascalone 'e Nola" (Palma Campania, 26 febbraio 1926 – Napoli, 16 luglio 1955), è stato un criminale italiano.

Era nato in una famiglia povera di Palma Campania , un paese situato ai piedi del Vesuvio nel retroterra di Napoli circa 25 km a est della città. Suo padre era un carrettiere e sua madre era una casalinga. La sua carriera criminale è iniziata nel 1940 con la falsificazione delle tessere annonarie per il cibo poi venduti sul mercato nero.
Successivamente, è entrato il controllo redditizio sulla frutta e verdura commercio a Napoli. Nei primi anni 1950 la camorra controllava l'intera catena dei mercati di frutta e verdura. Insieme ad Antonio Esposito, detto "Totonno 'e Pumigliano"si imposero come i protettori delle contadini e negozianti, chiedendo in cambio il diritto di fissare il prezzo dei prodotti e il controllo del business. vennero chiamati 'i presidenti dei prezzi'.

Simonetti era un vero e proprio "guappo" e alcuni suoi concittadini gli si rivolgevano per chiedergli giustizia. Tra gli episodi che si ricordano maggiormente, c'è quello dell'intimidazione a un uomo che aveva messo incinta la sua fidanzata, per poi fuggire. Simonetti chiese al giovane se, dovendo il boss spendere diecimila lire in fiori, preferisse che fossero spesi per il suo matrimonio o per il suo funerale.
Un altro celebre episodio riguardante la vita di Simonetti è lo schiaffo che il camorrista avrebbe dato al gangster italo-americano Lucky Luciano.


pupetta maresca
Il 27 aprile 1955 sposò Assunta Maresca detta Pupetta, ma dopo pochi mesi venne ferito a morte da un sicario, Gaetano Orlando, detto "Tanino ’e bastimiento", inviato da Antonio Esposito. Il motivo dell'omicidio è da ricercarsi nel boom economico dell'epoca, grazie al quale le industrie più importanti arrivarono sul mercato imponendo il loro potere di mercato, e riducendo così il giro d'affari per la criminalità organizzata. Simonetti avrebbe potuto rivelare il nome del suo assassino alle forze dell'ordine, ma non lo fece, rivelandolo soltanto a sua moglie, la quale, dopo qualche tempo, si vendicò dell'omicidio del marito, uccidendo a sua volta Antonio Esposito.
Il 16 luglio 1955 viene ucciso Pascalone 'e Nola. A sparargli è Gaetano Orlando, detto Tanino 'e bastimento, amico di Antonio Esposito. Un omicidio su commissione o una morte casuale? Tre mesi dopo, il 4 ottobre, Pupetta Maresca (figlia di don Antonio, guappo della famiglia di Castellammare detta dei lampetielli) vendica il suo uomo e uccide don Antonio Esposito. Sono ancora i tempi degli omicidi a viso aperto. L'uomo di rispetto deve farsi un nome attraverso il gesto coraggioso. E importante che il racconto dell'azione circoli in certi ambienti. Il personaggio, l'«uomo positivo», nasce ancora attraverso il racconto bocca a bocca.

pasuqale simonetti

La morte
Un matrimonio in grande stile. Ottanta giorni dopo, la tragedia. La mattina del 16 luglio 1955, «Pascalone ’e Nola» era in corso Novara, nei pressi del mercato ortofrutticolo, quando incrociò Gaetano Orlando, detto «Tanino ’e bastimento», figlio di un ex sindaco di Marano e considerato amico di Antonio Esposito. Nella «camorra rurale», una precedenza, un saluto in pubblico erano sintomo di rispetto, di considerazione, di supremazia. I due sguardi si incrociarono e Simonetti alzò la voce: Orlando non lo aveva salutato, un affronto duro da digerire per un «presidente dei prezzi». La risposta fu sprezzante: «E tu saresti Pascalone ’e Nola?». Il resto lo fecero le pistole. Orlando sparò, colpendo Simonetti all’addome. Al processo, «Tanino ’e bastimento», morto per cause naturali qualche anno fa, dichiarò di aver sparato per legittima difesa e che anche Simonetti era armato. Verità poi riconosciuta dopo un lunghissimo iter giudiziario. Raccontò Pupetta Maresca: «Corsi subito all'ospedale Incurabili dove l’avevano portato. L’avevano operato, ma era subentrata la peritonite. Mi rincuorava e mi fece il nome di Esposito come mandante della sparatoria. Pascalone era il mio principe azzurro e io volevo che si facesse giustizia, ma la giustizia voleva prove, prove, prove». Pasquale Simonetti morì in ospedale il 17 luglio. Ottanta giorni dopo, il 4 agosto, nel bar «Grandone», zona stazione di Napoli, la moglie affrontò il presunto mandante della morte di «Pascalone». Sparò e uccise Antonio Esposito. Finì in carcere e venne graziata nel 1965. Il figlio, Pasquale junior, nato in carcere, scomparve nel nulla nel gennaio del 1974. A 18 anni. Una maledizione. Oggi la Maresca vive in costiera sorrentina, il suo ex convivente Umberto Ammaturo, da cui ha avuto altri due figli, è collaboratore di giustizia. Ma la vicenda di 50 anni fa, cui Francesco Rosi si ispirò per il film «La sfida», fa ormai parte della storia della camorra.GIGI DI FIORE - IL MATTINO 17 LUGLIO 2005



pasquale simonetti


Non è ancora il tempo dei boss da prima pagina, dei personaggi malavitosi fatti quasi eroi, con la descrizione di gesta, precedenti, rapporti familiari. Nel '59, proprio al processo a Pupetta Maresca, commenta il Pm Antonio De Franciscis: «Questo è un processo a un particolare ambiente sociale, dominato dalla sopraffazione di pochi. Pupetta è prigioniera di una causale della malavita. Non ha fondamento la tesi del delitto d'amore».
«Aveva l'Orlando ragionevole motivo di supporre che il Pascalone portasse la pistola? E tenuto presente cheil gesto di costui precedette certamente l'esplosione del colpo, altrimenti il polso non poteva essere attinto, aveva l'Orlando il ragionevole motivo di supporre che quel gesto fosse diretto ad estrarre l'arma? Questo aspetto suggestivo della causa è stato completamente trascurato e lo è stato sempre perché, una volta avviatisi sulla preconcetta via della premeditazione, quella relativa all'inopinatezza dell'incidente viene pregiudizialmente scordata. La sentenza di merito, in altri termini, si è rifiutata di considerare questa ipotesi perché esclusa dalla ritenuta premeditazione. Pertanto, per la Corte di merito, perde ogni valore la deposizione del testo Covino Cosimo, che dice di aver visto l'arma cadere dalle mani del Simonetti o di quello che avrebbe avuto un'analoga confidenza da parte del Pascalone ferito, cioè il Moretti, quando lo accompagnò dopo un lungo viaggio all'ospedale. E così, apoditticamente, per la Corte di merito sia l'unicità del colpo che la regione colpita doveva essere frutto di premeditazione, trascurando così che la premeditazione avrebbe dovuto riflettere logicamente la necessità che la vittima potesse, dopo il ferimento, parlare».
Gaetano Orlando resta in carcere dal 1955 al 1971. Un'esperienza amara. Lui, Tanino 'e bastimento, così la spiega: «Non so perché quel mastodontico castello di accuse. Dovevano colpire mio padre, che era l'unico sindaco comunista della Campania. Ed ecco che gli affibbiarono il figlio sicario».
Alla vita di Pasquale Simonetti è ispirato il film La sfida di Francesco Rosi, con Rosanna Schiaffino e José Suárez.





la sfida film



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