lunedì 11 febbraio 2013

LUCKY LUCIANO






Charles Luciano, nato Salvatore Lucania, e soprannominato Lucky Luciano (Lercara Friddi, 24 novembre 1897 – Napoli, 26 gennaio 1962), è stato un criminale italiano naturalizzato statunitense, legato a Cosa Nostra americana.
Assunse negli Stati Uniti d'America il nome di Charles Luciano, e successivamente il soprannome "Lucky", cioè "fortunato". Tale soprannome gli venne attribuito in seguito ad un fatto accaduto il 16 ottobre 1929: alcuni uomini non identificati lo accoltellarono più volte e lo lasciarono in una spiaggia di Staten Island con la gola squarciata, credendolo morto, ma Luciano si salvò e da allora tutti lo chiamarono «Lucky», il fortunato. È considerato il padre del moderno crimine organizzato e il protagonista di una massiccia espansione nel dopoguerra del commercio di eroina. È stato il primo boss ufficiale della moderna Famiglia Genovese.
Il Time Magazine ha inserito Luciano tra i 20 uomini più influenti del XX secolo.


Primi anni
Johnny Torrio
Salvatore Lucania nacque a Lercara Friddi, un paese in provincia di Palermo principalmente noto per le sue miniere di zolfo, da Antonio Lucania e Rosalia Capporelli. La famiglia Lucania emigrò negli Stati Uniti d’America nel 1905. Arrivati ad Ellis Island, al piccolo Salvatore venne diagnosticata la Variola vera, una forma di vaiolo che lo segnerà per tutta la vita.
Trasferitasi a New York l’anno successivo, la famiglia Lucania trovò alloggio nel Lower East Side, ai margini del quartiere ebraico, presso il 265 E di 10th Street, dove però vivevano in condizioni precarie. Fu qui che Lucania conobbe il giovane ebreo Meyer Lansky, con cui fondò una banda dedita al bullismo nei confronti dei compagni di classe e all'estorsione di un penny ogni giorno come “protezione” accordata da lui stesso e dalla sua banda.
Nel 1907 Lucania venne condannato a quattro mesi di riformatorio per taccheggio mentre, all'età di diciotto anni, venne condannato a sei mesi di riformatorio per possesso illegale di eroina e morfina, di cui era a un tempo consumatore e spacciatore. Appena rilasciato, si unì alla banda criminale dei Five Points Gang, sotto la guida del gangster Johnny Torrio, dove conobbe Frank Costello e Al Capone. Fu in questo periodo che Lucania decise di "americanizzare" il suo nome in Charles Luciano perché Salvatore gli sembrava un nome da donna. Nel 1917 Luciano venne chiamato alle armi per combattere nella Prima guerra mondiale, ma riuscì ad evitare il fronte facendosi contagiare volontariamente dalle infezioni da clamidia.
Nel 1920 Luciano passò al servizio del gangster ebreo Arnold Rothstein insieme a Meyer Lansky, Frank Costello, Bugsy Siegel, Dutch Schultz e Jack "Legs" Diamond. Approfittando del Proibizionismo, Luciano e gli altri fornirono alcolici ai "speakeasies" di Manhattan, grazie ai loro contatti che gli permettevano di scaricare le bevande alcoliche dalle navi nel ​​porto di New York. Inoltre Luciano aveva iniziato ad occuparsi dello sfruttamento della prostituzione e del gioco d'azzardo, gestendo bische e bordelli a basso costo a Manhattan insieme al socio Joe Adonis. Nell'ambiente della prostituzione in particolare, Luciano iniziò ad essere conosciuto con il nomignolo di «infame», affibbiatogli dalle ragazze da lui sedotte e avviate alla prostituzione dopo averle rese dipendenti all'eroina. In questi anni Luciano venne più volte arrestato per rapina, aggressione, possesso illegale di stupefacenti e detenzione di armi illegali ma venne sempre rilasciato perché le accuse decaddero.






Per via dei suoi contatti con i "bootleggers" ebrei ed irlandesi, Luciano venne assoldato dal mafioso siciliano Giuseppe Masseria, detto «Joe the boss», esponente di punta della "Mano Nera"; ciò avvenne nonostante Luciano fosse considerato un "disonorato" dagli altri mafiosi siciliani perché implicato nello sfruttamento della prostituzione, attività da loro considerata disonorevole. Nel 1922, come killer, Luciano prese parte all'assassinio del gangster Umberto Valenti, acerrimo nemico di Joe Masseria; durante il conflitto a fuoco in cui fu ucciso Valenti, fu colpita anche una bambina di otto anni, che rimase ferita.
Nel maggio 1929 Luciano partecipò ad un incontro ad Atlantic City insieme a Frank Costello, Joe Adonis e Johnny Torrio, a cui erano presenti gangster italiani ed ebrei, che concordarono strategie comuni per una divisione del contrabbando di alcolici e gettarono le basi per la creazione di un "Sindacato nazionale del crimine". Il 16 ottobre 1929, Luciano venne prelevato da alcuni uomini non identificati, che lo picchiarono e accoltellarono più volte con un punteruolo da ghiaccio, lasciandolo per morto su una spiaggia di Staten Island con la gola tagliata da un orecchio all'altro. Luciano venne scoperto da un agente di polizia e portato in ospedale, dove si riuscì a salvarlo, ma si rifiutò di rivelare l'identità dei suoi assalitori per non trasgredire al codice dell'omertà. Fu proprio in virtù della sua prodigiosa sopravvivenza che Luciano fu soprannominato «Lucky», cioè "fortunato".






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Joe Masseria
La guerra castellammarese del 1930-31 tra Joe Masseria e Salvatore Maranzano, capo della fazione opposta, era un anatema per Luciano perché danneggiava il regolare svolgimento degli affari. Per queste ragioni Luciano organizzò l'assassinio di Joe Masseria: il 15 aprile 1931 al ristorante Scarpato's, a Coney Island, Masseria pranzò con Luciano, il quale si alzò per andare al gabinetto pochi istanti prima che una squadra di killer, formata da Bugsy Siegel, Vito Genovese, Joe Adonis e Albert Anastasia, entrasse e uccidesse Masseria.
Tolto di mezzo il suo capo, Luciano cercò la pace con Maranzano, il quale si fece eleggere «capo dei capi» dagli altri boss e passò le attività criminali del defunto Masseria a Luciano come premio. Poco tempo dopo però Maranzano pianificò l’assassinio dello stesso Luciano, per via dei suoi stretti legami con gangster non-siciliani, e assunse il killer Vincent "Mad Dog" Coll per eliminare Luciano e Vito Genovese. Il 10 settembre 1931 Maranzano convocò Luciano e Genovese nel suo ufficio a Park Avenue ma, al loro posto, si presentarono quattro killer ebrei travestiti da agenti del Fisco, i quali pugnalarono Maranzano e lo finirono a colpi di pistola; in realtà i killer ebrei erano stati assoldati da Meyer Lansky e da Luciano, che si era accordato con il mafioso siciliano Gaetano Lucchese, il quale si trovava nell'ufficio per condurre i killer a Maranzano.
Una leggenda della malavita vuole che, subito dopo la morte di Maranzano, Luciano ordinò lo sterminio di circa novanta mafiosi siciliani da un capo all'altro degli Stati Uniti, i quali facevano parte delle fazioni Masseria-Maranzano ed erano spregiativamente detti «teste unte» o «Moustache Petes» per via della loro arretratezza; però questa campagna di sterminio, che venne chiamata "notte dei Vespri siciliani", è considerata un mito da molti storici.
Dopo l'uccisione di Maranzano, Luciano divenne il principale boss della criminalità organizzata negli Stati Uniti ma rifiutò il titolo di «capo dei capi», che abolì; al suo posto creò un apposito organismo, denominato "Commissione", il cui compito era quello di governare gli affari della «Cosa Nostra» ed era composta dalle Cinque Famiglie di New York, dalla Chicago Outfit di Al Capone e dalla Famiglia di Buffalo di Stefano Magaddino, in rappresentanza delle altre Famiglie minori degli Stati Uniti. Inoltre Luciano autorizzò gli altri boss a collaborare con gangster non-siciliani e non-italiani per formare quello che sarebbe stato soprannominato "Sindacato nazionale del crimine", che sarebbe servito per controllare il contrabbando di alcolici e stupefacenti, la prostituzione, il gioco d'azzardo, i sindacati del porto di New York e l'industria dell'abbigliamento. In seno alla sua nuova «Famiglia», Luciano elevò i suoi luogotenenti in posizioni di comando: Vito Genovese divenne il vicecapo mentre Frank Costello fu nominato "consigliere" insieme a Meyer Lansky e Johnny Torrio, che però ricoprivano il ruolo in veste non ufficiale perché erano esterni a «Cosa Nostra».


La caduta e l'esilio
All'apice del potere, Luciano viveva in una suite di lusso al Waldorf-Astoria Hotel registrato con il falso nome di Charles Ross ed amava indossare abiti costosi ed eleganti; frequentava i night club più esclusivi e costosi in compagnia di belle donne ed era amico del cantante Frank Sinatra e dell'attore George Raft.



Però nel 1935 Thomas E. Dewey venne nominato procuratore speciale di New York per indagare sul gangsterismo; egli infatti, dopo aver indagato sul gangster Dutch Schultz (che finì assassinato poco tempo dopo), puntò su Luciano, definendolo "lo zar della criminalità organizzata di New York". Per queste ragioni, Luciano fuggì a Hot Springs, in Arkansas, ma venne arrestato il 1º aprile 1936 per sfruttamento della prostituzione e riportato a New York; infatti numerose prostitute fatte arrestate in una retata da Dewey nel febbraio 1936 avevano dichiarato che Luciano era a capo di un "Sindacato del crimine", formato da gangster italiani ed ebrei, che imponeva il pagamento della "protezione" sui bordelli di New York. Luciano negò tutte le accuse ma il 5 giugno 1936 venne condannato dai trenta ai cinquant'anni di carcere e trasferito nel penitenziario di Dannemora, nello Stato di New York. Anche dalla prigione, Luciano continuò a gestire la sua Famiglia attraverso Vito Genovese. Tuttavia nel 1937 Genovese dovette fuggire dagli Stati Uniti per evitare un'accusa di omicidio e così Frank Costello divenne il nuovo capo effettivo e supervisore degli interessi di Luciano.




Nel 1942 gli ufficiali del servizio informazioni della Marina degli Stati Uniti contattarono Luciano in carcere su raccomandazione di Joseph "Socks" Lanza, il boss dei sindacati del porto di Manhattan. Infatti Luciano offrì il suo aiuto per indagare sul sabotaggio di diverse navi nel porto di Manhattan, tra cui la SS Normandie, un transatlantico francese che prese fuoco e affondò nelle acque dello Hudson, di cui furono sospettate alcune spie naziste infiltrate tra i portuali; in cambio della sua collaborazione, Luciano venne trasferito nel carcere di Sing Sing, dove venne interrogato dagli agenti del servizio informazioni della Marina. È quasi certo che la collaborazione di Luciano con il governo statunitense sia finita qui ma esistono teorie che affermano che successivamente venne arruolato per facilitare lo sbarco alleato in Sicilia (1943) tramite i suoi contatti con mafiosi siciliani ma oggi molti storici lo liquidano come un mito. (Lo sbarco in Sicilia)
Il 3 gennaio 1946, Thomas E. Dewey, diventato governatore dello Stato di New York, graziò Luciano per i servigi resi alla Marina, a condizione che lasciasse gli Stati Uniti per stabilirsi in Italia; il 10 febbraio, Luciano fu estradato dal porto di New York a opera del servizio statunitense di immigrazione e imbarcato sulla nave Laura Keene, che arrivò a Napoli il 27 febbraio. Luciano stabilì il suo domicilio a Roma, ma soggiornò a Palermo, presso il Grand Hotel et des Palmes, dove numerosi membri del separatismo siciliano e boss mafiosi erano soliti rendergli visita.


La conferenza dell’Avana. 
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Nel giugno 1946, Luciano soggiornò in Brasile, Colombia e Venezuela per trasferirsi poi a L'Avana, dopo avere ottenuto i documenti necessari per l'espatrio dall'Italia dal sindaco di Villabate Francesco D'Agati, noto esponente mafioso. A Cuba s'incontrò con Meyer Lansky, con cui acquistò una partecipazione per la gestione dell'Hotel Nacional e di un casinò a L'Avana, insieme al loro socio occulto, il presidente cubano Fulgencio Batista.
Il 22 dicembre 1946, presso l'Hotel Nacional, Luciano ricevette i delegati delle maggiori Famiglie degli Stati Uniti e del "Sindacato ebraico", i quali gli regalarono buste contenenti denaro per il suo ritorno dall'Italia; il motivo apparente della festa di gala era quello di vedere cantare Frank Sinatra, che era stato invitato perché amico di Luciano, ma la vera ragione era quella di discutere di affari proprio con Luciano. Infatti, durante la "conferenza", i boss organizzarono il traffico degli stupefacenti, stabilendo la base per lo smistamento proprio a Cuba, e discussero in merito al gangster Bugsy Siegel, che doveva restituire ai boss il denaro impiegato nella costruzione dell'Hotel Flamingo a Las Vegas, che però non dava garanzie economiche; Meyer Lansky, che credeva ancora che Siegel poteva realizzare un profitto a Las Vegas e restituire il denaro ai boss, convinse gli altri a dargli un'altra possibilità, ma qualche tempo dopo anche questa si vanificò: il 20 giugno 1947 Siegel venne assassinato nella sua villa di Los Angeles a colpi di carabina M1.
Nel febbraio 1947, Harry J. Anslinger, capo del Federal Bureau of Narcotics, inviò una richiesta formale al governo cubano per l'espulsione di Luciano, minacciando a nome del governo statunitense l'embargo per tutte le forniture di farmaci; il 20 marzo Luciano venne espulso da Cuba e imbarcato sul piroscafo turco “Bakir”, che doveva riportarlo in Italia.


Soggiorno in Italia 
Il 12 aprile 1947 Luciano arrivò a Genova a bordo del “Bakir” e venne portato al carcere di Marassi, per poi essere trasferito al carcere dell'Ucciardone di Palermo scortato da cinque carabinieri. Rimesso in libertà il 14 maggio, Luciano si stabilì prima a Capri e poi a Napoli.
Nel 1949 Luciano fu tra i denunciati per concorso nel traffico di 7 kg di eroina e 2 kg di cocaina, sequestrati all'aeroporto di Ciampino nelle mani del mafioso americano Charles Vincent Trupia, membro della Famiglia Lucchese di New York[, ma ne uscì indenne: infatti la questura di Roma produsse soltanto un foglio di via obbligatorio per Luciano, proebendogli di soggiornare a Roma. Nel giugno 1951 furono denunciati Francesco "Frank" Callace e Giuseppe "Joe" Pici, anche loro membri della Famiglia Lucchese, per il traffico di 17 kg di eroina insieme ai mafiosi siciliani Salvatore Vitale e Francesco Lo Cicero; Luciano venne incluso nel rapporto di denunzia ma ne uscì indenne anche questa volta. Inoltre Callace e Pici vennero accusati di avere incettato quantitativi di eroina e morfina prodotti illegalmente da due ditte farmaceutiche rette dal professor Guglielmo Bonomo e da altre ditte di Milano e Genova e nel 1952 vennero implicati nel caso della ditta farmaceutica Schiapparelli di Torino, dove il direttore Migliardi era riuscito a deviare dalla produzione ufficiale 250 kg di eroina; ciò era avvenuto per via dei contatti che Luciano aveva iniziato con i direttori delle ditte farmaceutiche dell'Italia settentrionale, che con lui intrattennero rapporti di amicizia e reciproca considerazione.



Inoltre nel 1949 Luciano creò una fabbrica di confetti e dolciumi a Palermo, che venne intestata ad un suo cugino e al mafioso siciliano Calogero Vizzini, la quale riuscì ad esportare confetti in Germania, Francia, Irlanda, Canada, Messico e Stati Uniti; però l'11 aprile 1954 il quotidiano Avanti! pubblicò un articolo che denunciava che nei confetti prodotti nella fabbrica di Luciano «due o tre grammi di eroina potevano prendere il posto della mandorla». Quella notte stessa, la fabbrica venne chiusa e i macchinari smontati e portati via. Nello stesso anno le autorità italiane revocarono il passaporto a Luciano per questioni di pubblica sicurezza, su consiglio di Charles Siragusa, agente del Federal Bureau of Narcotics che indagava sulle attività del boss in Italia.
Dal 12 al 16 ottobre 1957 Luciano partecipò ad una serie di incontri che si tennero presso il Grand Hotel et des Palmes di Palermo tra mafiosi americani (Joseph Bonanno, John Bonventre, Carmine Galante, Frank Garofalo, Santo Sorge, Vito Vitale e John Di Bella, esponente della Famiglia Genovese di New York e parente dei fratelli Pietro e Antonino Sorci, noti mafiosi palermitani, e, al pari di costoro, intimo amico di Luciano) e siciliani (Gaspare Magaddino, Cesare Manzella e Giuseppe Genco Russo) per concordare l'organizzazione del traffico degli stupefacenti, dopo che la rivoluzione castrista a Cuba (1956-57) aveva privato i mafiosi siciliani ed americani di quell'importante base di smistamento per l'eroina, e si discusse anche sulla creazione di una «Commissione» sul modello di quella dei mafiosi americani, che doveva assolvere la funzione di un "consorzio" a uso dei mafiosi siciliani coinvolti nel traffico di stupefacenti.


Quando era ormai in declino, ad Agnano dove Lucky Luciano andava a giocare ai cavalli, si presentò un personaggio folcloristico della camorra rurale dell'epoca, Pascalone 'e Nola, un uomo enorme. Lucky Luciano non era un uomo enorme e portava gli occhiali.
Pascalone 'e Nola andò da Lucky Luciano chiedendogli "l'onore" di giocare con lui. Luciano rifiutò rispondendo che non giocava mai con gli altri, ma sempre da solo. Pascalone insistette dicendo che lui non si poteva rifiutare, mentre Lucky Luciano era irremovibile nel suo rifiuto. Pascalone gli diede allora due schiaffi, con la sua mano "gigante", così forti da rompergli gli occhiali (Luciano aveva un forte problema alla vista).
Lucky Luciano, senza proferire alcuna parola, si chinò a raccogliere i vetri, li mise in un fazzolettino e se ne andò. Quella stessa sera a casa di Lucky Luciano, che abitava sul lungomare di Napoli, si presentarono gli uomini di Pascalone 'e Nola dicendo che gli mandava le sue scuse per quello che aveva fatto.
Lucky Luciano rispose molto tranquillamente che Pascalone non doveva scusarsi di nulla, visto che non era successo niente, secondo molti preoccupato di essere espulso anche da Napoli
Nel 1958 il Federal Bureau of Narcotics chiese la collaborazione della Guardia di finanza per controllare il mafioso Nick Gentile, il quale era sospettato di traffico di stupefacenti in collegamento con Luciano, con il quale mantenne contatti perché anche lui residente in Italia, ma non emerse alcuna prova sufficiente.



Morte
Poco dopo la morte di Igea, Charlie fu contattato da un produttore cinematografico, interessato a girare un film sulla sua vita. Si diedero appuntamento all'Aeroporto di Capodichino (Napoli), il 26 gennaio del 1962, ma lì Charlie ebbe un infarto(ma si pensò subito a un omicidio) e morì, a 64 anni. Il suo corpo fu seppellito al Saint John's Cemetery di Queens.











Cronologia
Espulso dagli Stati Uniti (10 febbraio 1946), Lucky Luciano arriva a Napoli il 27  febbraio 1946, a bordo del piroscafo americano “Laura Keane”. Le date della sua presenza in Sicilia, rispetto al calendario politico italiano del biennio 1946-’47 sono, di per sè, molto eloquenti. Il capomafia, che sarebbe dovuto rimanere in galera per tutta la sua vita, è, al contrario, in grande movimento. L’Italia sembra essere la base geografica del suo perfetto controllo del traffico internazionale di droga.

Aprile – giugno: risiede a Palermo.

Luglio – ottobre: è in Brasile, Colombia e Venezuela.

Dal 29 ottobre 1946 al 20 marzo 1947 risiede a Cuba.

Espulso da Cuba, il 12 aprile 1947 arriva a Genova a bordo del piroscafo turco “Bakir”. Viene portato al carcere di Marassi.

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Il 30 aprile, nel tardo pomeriggio, arriva a Palermo con un treno speciale composto da due vagoni.  Scortato da cinque carabinieri è condotto al carcere dell’Ucciardone.

Il 14 maggio è rimesso in libertà, a Palermo.

Dal 15 al 30 maggio risiede all’hotel Excelsior (Pa).

Dal 30 maggio al 22 giugno risiede all’hotel delle Palme (Pa).

Lasciata Palermo, si trasferisce a Capri e poi a Napoli (dove muore nel 1962).

La presenza di Salvatore Lucania, alias Lucky Luciano, a Palermo presenta, dunque, i seguenti punti cruciali:

- arriva nell’aprile del 1946, in coincidenza con la sua elezione a capo indiscusso della mafia siculo-americana, e in vista del referendum istituzionale del 2 giugno di quell’anno. Dopo il referendum parte per l’America latina e rientra in Italia il 12 aprile ’47. E’ in Sicilia alla vigilia della strage di Portella della Ginestra e fino alle stragi del 22 giugno dello stesso anno.

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SEGRETO

DESTINATARIO: Irwin Greenfeld (Ufficio Federale per i Narcotici, Dipartimento del Tesoro, Washington)

MITTENTE: Henry L. Manfredi (CID)

TITOLO: Lucania Salvatore (alias Charles “Lucky” Luciano) (a)

12 gennaio 1947

In data 8 luglio 1946, il CIC e il controspionaggio italiano hanno trasmesso a questo Ufficio alcune informazioni sulle attività di Salvatore Lucania, meglio noto come Charles “Lucky” Luciano.

Luciano nacque nella città di Lercara Friddi, Sicilia, l’11 novembre 1897. Il Soggetto arrivò negli Stati Uniti da piccolo, dedicandosi subito al crimine. Mentre scontava una pena di vent’anni per sfruttamento della prostituzione, tra il 1942 e il 1943 il Soggetto avrebbe fornito una serie di informazioni agli Alleati utilizzando i suoi collegamenti mafiosi in Sicilia. Per l’aiuto prestato, la sua pena fu cancellata. Nel 1946, il Soggetto fu espulso dagli Stati Uniti e deportato in Italia. Si stabilì in Roma, dove conserva ancora il suo domicilio (via Basurto 37).

Luciano arrivò per la prima volta a Palermo, da Roma, il 19 aprile 1946, per poi tornare nella Capitale (via Napoli) il 4 maggio 1946. Il Soggetto fece poi ritorno a Palermo il 18 maggio 1946 in compagnia della sua amante, Virginia Massa, di Torquato e Maria Villano, nata a Roma il 4 dicembre 1920 e residente al numero 7 di via Pertinale, Roma. La coppia prese alloggio all’Hotel delle Palme, Palermo. Il documento di identità esibito da Luciano fu una Tessera Postale (n. 637484) rilasciata in Roma il 6 marzo 1946. […]

Il 26 giugno 1946, la sua amante Virginia Massa partì per Roma (via Napoli), mentre Luciano si diresse in automobile (numero di targa: Pa 9026) verso Settecannoli, nei pressi di Palermo, per raggiungere sua sorella Rosa presso la tenuta “Gargano”. Luciano fece ritorno a Roma una settimana dopo.

Durante il suo primo soggiorno all’Hotel delle Palme (aprile 1946), Luciano era  in compagnia di un italoamericano, Gaetano Martino, un membro della Guardia costiera della Marina militare statunitense. Martino ripartì poco dopo e, da allora, non è stato più visto.

In albergo, all’inizio, Luciano intratteneva rapporti amichevoli con gli ufficiali americani ivi alloggiati (l’Hotel delle Palme era stato integralmente requisito dalla Marina statunitense e gli ufficiali del Comando navale che risiedono a Palermo continuano ad abitarvi). Si riteneva che Luciano fosse un uomo d’affari, almeno fino al giorno in cui scoppiò una lite tra il Soggetto e l’unico ufficiale medico ospitato presso l’albergo. Subito dopo, gli americani furono messi al corrente della vera identità e del passato di Charles “Lucky” Luciano.

All’hotel, Luciano occupava una stanza in compagnia della sua amante. I conti che pagava erano spesso molto salati.

In rapporto alle ragioni del suo viaggio a Palermo, vi sono varie ipotesi: secondo alcuni, il Soggetto si sarebbe messo in affari investendo denaro straniero; secondo altri, invece, avrebbe rivolto il suo interesse alla mafia e al movimento separatista. Durante il suo soggiorno all’hotel, infatti, numerosi membri del separatismo siciliano e noti elementi mafiosi erano soliti rendergli visita.

Il 21 giugno 1946, Luciano si recò alla Questura di Palermo nel tentativo di ottenere un passaporto per poter viaggiare in Argentina.

Il 12 dicembre 1946, ho parlato con un amico intimo di Luciano, Ralph Ligurio, anch’egli espulso dagli Stati Uniti. […] In forma confidenziale, Ligurio mi ha informato che Luciano era riuscito ad ottenere il passaporto e che, all’epoca, si trovava a Buenos Aires.

Al momento, Ligurio sarebbe il comproprietario del “Columbia Club” di via Gregoriana 9, in Roma, un locale frequentato da militari e civili americani e inglesi. […].

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CONFIDENZIALE

DESTINATARIO: Segretario di Stato (Washington)

MITTENTE: Lester L. Schnare, console generale statunitense (Genova)

TITOLO: Arrivo a Genova, Italia, di Salvatore Lucania, alias Lucky Luciano (b)

15 aprile 1947

In riferimento al telegramma n. 93 del Dipartimento di Stato, datato 4 aprile 1947 e con oggetto Salvatore Lucania (meglio noto come “Lucky Luciano”), partito da Cuba il 20 marzo 1947 a bordo del piroscafo turco “Bakir”, ho l’onore di comunicare quanto segue.

Alle ore 5 antimeridiane del 12 aprile 1947, a bordo della nave “Bakir”, Lucania è stato preso in consegna dalla Polizia Portuale di Genova. La nave si trovava ancora a dodici miglia dalla costa. Le autorità di polizia lo hanno poi condotto alla prigione di Marassi. I quotidiani affermano che Lucania sarà presto tradotto a Palermo, sotto scorta della polizia, città in cui egli potrebbe prendere la residenza. Lucania è originario di Lercara Friddi, un piccola città in Sicilia. L’ordine di arresto è giunto alla polizia portuale di Genova (via telegrafo) dal Ministero dell’Interno, Roma. Motivazione: “Misure di pubblica sicurezza”.

Non è ancora noto se il Questore di Palermo rimetterà in libertà Salvatore Lucania, oppure se lo obbligherà a risiedere a Lercara Friddi o, ancora, se procederà al suo arresto. […].

Un impiegato del consolato generale americano a Genova ha inoltre riferito dell’arrivo presso il Ponte dei Mille (stazione passeggeri) di una lussuosa automobile di fabbricazione americana, munita di targa statunitense. Ciò avveniva venerdì 11 aprile, nel pomeriggio. La stampa ha poi riferito che a bordo della macchina si trovavano un certo John Balsamo e un rappresentante del ministero dell’Interno italiano. Balsamo si sarebbe presentato come un marconista dell’ambasciata americana in Roma e avrebbe chiesto l’autorizzazione a trasportare il Lucania a Lercara Friddi. Ricevuto un diniego, la macchina si è allontanata. […].

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SEGRETO

DESTINATARIO: Federal Bureau of Narcotics (New York)

MITTENTE: agente Aidan Burnell (New York)

TITOLO: Charles Luciano, alias Lucky, alias Charlie Lucania (c)

18 aprile 1947

[…] Gli archivi dell’FBI indicano che, durante il suo soggiorno romano del 1946 e prima di partire per il Sud America [nda:settembre ’46], Luciano fu visto spesso a bordo di un’automobile Pontiac Club (coupé) munita di targa diplomatica. Si ritiene trattarsi di un’automobile ufficiale del Dipartimento di Stato statunitense, veicolo solitamente guidato da John Balsamo, un cittadino americano impiegato presso l’ambasciata statunitense in Roma. […].

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CONFIDENZIALE

DESTINATARIO: Segretario di Stato (Washington)

MITTENTE: J. F. Huddlestone, Primo Segretario d’Ambasciata e Console (Roma)

TITOLO: Investigazione preliminare sulle attività di John Michael Balsamo (d)

28 aprile 1947

[…] Ho l’onore di rispondere al telegramma confidenziale numero 371 del 18 marzo 1947, in cui si chiedevano informazioni (per conto del Dipartimento del Tesoro) a proposito dell’uso fatto da John Michael Balsamo della somma di Us $ 3000,00, inviata a Balsamo da Joseph Profaci il 16 aprile 1946, nel periodo in cui Balsamo era impiegato presso l’ambasciata americana a Roma. […] Balsamo è arrivato in Italia, a Napoli, il 26 novembre 1945. A bordo della nave, il soggetto fece la conoscenza di un certo James J. Ryan. Giunto a Roma, il soggetto alloggiò prima all’hotel ‘Excelsior’, per poi trasferirsi in piazza Fiume e infine in via Lucillo 6, dove attualmente risiede. […] Il suddetto James J. Ryan è stato identificato come il direttore della filiale romana della “New York Mercantile Company”, con sede in via Regina Elena 68. […] Ryan ha poi affermato di aver incontrato Lucky Luciano nell’appartamento di Balsamo alla fine di febbraio del 1946 e di averlo poi visto frequentemente in quella casa. Il colloquio con Ryan ha poi rivelato che Balsamo aveva chiesto a Ryan il cambio di 400 dollari a gennaio, di 850 a febbraio, di 600 in marzo e di 1000 in aprile (1946, ndr). Ryan ha affermato che le suddette somme in dollari venivano accreditate sul conto della “New York Mercantile Company” a New York e che egli pagava a Balsamo il corrispettivo in lire, qui a Roma. […] Ryan ha poi osservato che Balsamo aveva rapporti stretti con il cardinal Todeschini e con altre personalità vaticane e che, per sua stessa ammissione, Balsamo utilizzava un’automobile dell’ambasciata per attività di mercato nero. […].

*

CONFIDENZIALE

DESTINATARIO: Segretario di Stato, Washington

MITTENTE: J. F. Huddlestone, primo segretario dell’ambasciata e console

TITOLO: Attività di John Michael Balsamo (e)

18 giugno 1947

[…] Non vi è traccia dei 3.000 dollari depositati da Profaci Giuseppe, New York, in favore di Balsamo. Una ulteriore indagine sulle dichiarazioni di Balsamo (avrebbe ricevuto i 3000 dollari da Joseph Profaci per pagare il viaggio di 6 suore negli Stati Uniti), è giunta alla conclusione che Balsamo non ha pagato il viaggio delle suore con i soldi di Profaci. […] Altri rapporti indicano che i fondi furono utilizzati da Balsamo nel periodo in cui a Roma era presente Lucky Luciano [marzo - aprile 1946]. Di conseguenza, è probabile che tale somma fosse destinata a Luciano. […] E’ da rilevare, infine, che John Balsamo non lavora più per l’ambasciata americana dal 30 settembre 1946. […].

*

CONFIDENZIALE

DESTINATARIO: Garland H. Williams (Supervisore del Settimo Distretto di New York)

MITTENTE: Will S. Wood (Ufficio Federale per i Narcotici, Dipartimento del Tesoro, Washington)

TITOLO: Joseph Profaci e John Balsamo, Roma, Italia (f)

25 agosto 1947

In riferimento al memorandum del 7 maggio 1947 redatto dall’agente Charles Siragusa, trasmettiamo un’interessante comunicazione inviataci dal Dipartimento di Stato (18 giugno 1947, J. F. Huddlestone, Primo Segretario dell’Ambasciata americana e Console, Roma, Italia). Il documento indica un rapporto molto stretto tra Balsamo e Salvatore (“Lucky”) Lucania. […].


Allegato n.1: Petizione in italiano (2 aprile 1947)

A S. E. Luigi Ferrari, Capo della Polizia, Ministero dell’Interno, Roma.

Come certamente è a Vostra conoscenza, nei primi giorni del mese in corso sarà in arrivo nel porto di Genova il piroscafo “Bakir”, con il quale viaggia, con destinazione Italia, il sig. Salvatore Lucania.

Ho avuto modo di conoscere le qualità e la serietà del sig. Lucania, il quale è cittadino italiano, tanto che il 19 dicembre 1946 egli fece da padrino al battesimo della mia bambina Maria Francesca e, poiché assente, si fece rappresentare per procura.

Ho apprezzato nel Lucania la lealtà e la correttezza di tutti i suoi atti, specie durante il tempo che egli trascorse in Italia, e sono perciò in grado di garantirlo nella sua condotta morale e civile.

Il Lucania sarà mio ospite per tutto il periodo della mia permanenza in Italia e durante questo tempo sono certo di assumermi questa garanzia nel modo più ampio della parola.

Il sig. Lucania, ne sono certo, mi affiancherà nella mia opera di protezione ed aiuto a numerosi orfanatrofi (dei quali sono in grado di darne un preciso elenco con relativo indirizzo) e la sua attività, qualsiasi possa essere, non solo sarà della massima correttezza e serietà ma si rivolgerà esclusivamente a beneficio della nazione italiana e, per essa, più direttamente, a larghi strati di lavoratori dei quali si allieverà la disoccupazione.

Per l’incolumità del sig. Lucania, che tra l’altro è anche ammalato, Vi sarei molto grato se voleste acconsentire  a che due funzionari di P. S. ci accompagnino, naturalmente a mie spese, durante il viaggio da Genova a Roma, che si effettuerà con la mia macchina.

Vi ringrazio sentitamente, Eccellenza, per la considerazione che vorrete avere per la presente istanza.

F.to: Grand’Ufficiale John Michael Balsamo, cittadino americano, residente in Italia dal dicembre 1945, alle dipendenze dell’Ambasciata Americana, abitante in via Lucilio 6, Roma.

2 aprile 1947

Referenze:

S. E. Mons. Tardini, Segretario di Stato Vaticano per gli Affari Straordinari;

Mons. Paganuzzi, Segretario del Maestro di Camera di S. S. Pio XII;

Sua Eminenza Cardinale Todeschini;

Sua Eminenza Cardinale Salvetti Marcheggiani;

Sua Eminenza Cardinale Canali;

Sua Eminenza Mons. Beltrame, arcivescovo di Damasco;

Conte Nasalli Rocca, Ordine di Malta;

Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e molte altre personalità del mondo politico e culturale italiano. […].

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SEGRETO

TITOLO: Scheda biografica di Salvatore Lucania (g)

estate 1947

[…] E’ stato accertato che né il governo degli Stati Uniti né la causa alleata hanno mai ricevuto alcuna assistenza dal Lucania. Si ritiene che le sue promesse di aiuto furono strumentali al desiderio di riacquistare la libertà. Tuttavia, è noto che tali promesse non furono fatte in buona fede e che non furono mai mantenute. Inoltre, l’individuo che sarebbe stato il responsabile del suo rilascio è risultato essere una persona fortemente screditata. I circoli militari e navali non sono mai riusciti a scoprire una singola azione promossa dal Lucania in favore della causa alleata. […] Dal suo ultimo arrivo in Italia [nell’aprile del 1947], Lucania ha mantenuto i contatti con i maggiori criminali negli Stati Uniti utilizzando vari mezzi, soprattutto attraverso i membri del sottomondo criminale che gli rendono visita in Italia. Vi sono prove che il Lucania ha ricevuto grosse somme di denaro da tali individui. […] In seguito al suo arrivo in Italia nel 1946, il Lucania è immediatamente diventato l’indiscusso capo del crimine organizzato, posizione che conserva ancora oggi. […].




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